Venerdì
29 Maggio ore 21
Sabato
29 Maggio
Al
mattino quando arrivo, Claudio è già fuso, il palco, le luci, l’impianto, i
tavoli, i pannelli, gli artisti con le loro personalissime richieste ed io che
purtroppo, a causa dei miei problemi, non posso essere sempre presente per
aiutarlo ad accontentarli. E sono già molti che si aggirano studiando l’ambiente,
per capire dove sistemarsi. Incontro, ansimante e sudato con in mano dei fogli e
due sculture in ferro Francesco Mandrino che si accinge a fare una lezione di
poesia con i ragazzi della scuola media. E’ l’ora! Incontro la professoressa
Mannucci, saliamo nell’aula magna, lì Mandrino davanti ai ragazzi inizia la
sua lezione con una lettura e spiegazione de “Il sabato del Villaggio” di
Leopardi. Lì per lì sembra una lezione normale, poi cambia registro e riesce a
coinvolgere tutti i ragazzi con una serie di associazioni di parole che
scopriremo dopo essere parte di una sua poesia. Il mio tempo è scaduto. Mentre
scendo incontro Giancarlo Pucci da Fano, doveva venire due anni fa, poi per
problemi… eccolo qua con quel faccione visto sempre nelle sue cartoline, mi
presenta sua moglie e, Fulgor Silvi, quanti anni di scambi mail artistici anche
con lui! Ci accordiamo. Già… come dicevo del programma… della performance
di Silvi mi ero completamente dimenticato. Rimediare… rimediato! Nella
stanza un’altra creatura dalla faccia simpatica mi sorride e mi domanda chi
sono io? Buio! Chi è lui? Butto là e naturalmente sbaglio. È il critico d’arte
Maurizio Vitiello venuto da Napoli, mi aveva telefonato stamani per dirmi che
erano arrivati la sera e tutto andava bene. Mi presenta la pittrice Maria Pia
Daidone venuta con lui per esporre tre piccole “Sagome” dipinte su legno.
Andiamo nel corridoio per trovare una sistemazione, spostiamo tavoli, pannelli
ed infine è creato un nuovo spazio espositivo, dove pure Mandrino sistema le
due sculture di ferro e mi consegna la poesia “Lapida” dedicata a me. Devo
tornare a casa Patrizia e Claudio mi fanno salire sulla macchina ed ecco
arrivare Flavio Casella e Stefania Corrocher, un rapido abbraccio dopo un anno e
tante e-mail, ed una raccomandazione… i tempi! A casa mi telefona Anna Boschi,
girando e rigirando sono arrivati a Rignano, ma non sanno dove andare. Hanno
telefonato anche delle ragazze da Bologna, ma io non c’ero. Con Patrizia
preparo tutti i materiali da portare: computer, video, libri, cataloghi. Via,
veloci alla scuola. Appena arrivo trovo già un bel po’ di persone giunte da
ogni parte. E sono saluti, abbracci, parole confuse, brani di frasi che però
ricreano nella testa quel filo di comune appartenenza, di voglia di stare
insieme in mezzo a questa energia creativa. No! Non ricordo la sequenza degli
incontri, ma solo la gioia di rivedersi o di vedersi finalmente in faccia per la
prima volta. Come con Edoardo, venuto dalla Francia per portare un suo
omaggio/saluto di I. Bonus a Creativa, e rimasto entusiasta di questo clima. O
amici che ne avevano sentito parlare, ed eccoli qui presenti. Un saluto, un
sorriso, un abbraccio proprio come una comunità che si ritrova. E naturalmente
come per qualsiasi comunità ci sono le inevitabili polemiche, i problemi
personali, e... Ed io appoggiato da Claudio gli chiedo con un sorriso di
lasciarli scivolare via. Siamo in ritardo, finalmente entriamo nella stanza.
Tutti seduti. Claudio fa una rapida presentazione di Creativa. Lucia Bencistà,
assessore alla cultura, ringrazia, saluta gli artisti presenti e da il via. E
per conoscerci, un appello ed un applauso. Leggiamo anche le lettere di G.
Umiliacchi e Paolo Conti assenti per problemi di salute e dispiaciuti per non
poter essere con noi. Apriamo con una introduzione di Vitiello,
semplice ed
esauriente sull’idea dell’incontro, dal virtuale al fisico qui al centro
dell’Italia. E la barca va sul telo azzurro degli Strada, mentre una girandola
di movimenti e sorprese escono da sotto: un lungo peluche arancio, una razza
coloratissima, valigie di sogni. Ci spostiamo fuori ed Emanuele Gagliano ci
riporta con la sua poesia sulla dura
esistenza dell’operaio in fabbrica ma anche nelle gioie delle lotte comuni
contro la guerra. Casella in collaborazione con la Corrocher legge il suo
racconto “Il libro meccanico”. Sono arrivati anche due amici mail
artisti, Monica Michelotti e Còbas, da Carrara, si sentono subito entusiasti di
questa situazione. La Boschi prepara la sua performance “Riflessione”
posizionando davanti al palco una serie di tele
in bianco e nero, indossa una maschera bianca ed apre una alla volta delle garze
con su scritto, Pace, Tolleranza,.. e le abbandona agli artisti in piedi con in
mano un piattino, accende il registratore che recita le parole di Neruda “la
mia vita e' una vita fatta di tutte le vite” mentre
lei si dispera. Si alza si toglie la maschera e mi dona il telo con su scritto
pace. Intanto Baraldi ed il suo amico scultore Santambrogio hanno esposto il
libro con la copertina in ferro e le serigrafie a base di liquori. Gilberto
Gavioli, sul tavolo accanto, distende tutte le riviste ed i libretti de “Il
foglio Clandestino”, sono un bel colpo d’occhio queste autentiche
autoproduzione. Entriamo nella stanza, Stefania Corrocher in collaborazione con
Casella interpretano il racconto “Can-diti
sott’odio” lei dietro un paravento di fogli di giornale,
si muove come un’ombra cinese parlando della sua condizione di autoreclusa,
seduto davanti ad un tavolo Casella ci racconta gli oscuri retroscena.
Ripiombiamo fuori nella luce violenta dove Fulgor Silvi sta preparando la sua
performance seduto davanti ad un tavolino con quattro radioline accese, trae
fuori da una scatola una tuta dipinta in quadrati coloratissimi e la indossa, da
barattoli di vernice getta fuori dei rotoli di garza che rimessi insieme
ricreano la forma umana. Butta giù le radioline, le spenge, le ripone e sfilata
la tuta la taglia a pezzi donandola ai presenti in un rituale liberatorio.
Héctor Tierno prende il microfono e con la sua voce gentile legge la poesia “Messaggi”.
Claudio Fusai si sistema sul palco, imbraccia la chitarra e canta “Quando prendi coscienza” mentre Irene, occhi bendati, lo
interpreta danzando. Poi dall’ultimo CD “Intifada”, mi dedica “Assisi”
di cui ho scritto il testo. Irene porta un manichino davanti al palco e quando
Claudio inizia “Padroni della guerra”,
esplode le sue bombe -i palloncini ripieni di tempera rossa- e si contorce come
colpita da proiettili di mitraglia, macchiandosi tutta la tuta di rosso.
Sono presenti alcuni allievi della lezione mattutina sulla poesia, fra
questi una ragazzina che ne aveva scritta una di particolare sensibilità, così
Mandrino ce la legge. Rientriamo tutti dentro, Pucci è pronto, con
l’aiuto di
sua moglie Rossella, inizia la sua serie di performance, “L’opera
d’arte sono io”, “Uovo d’artista”, “Partorirarte”, con
travestimenti colorati, meccanismi, apparecchi e oggetti dipinti fra risate
generali per quel suo modo ironico di prendersi gioco dei riferimenti del mondo
dell’arte. È la volta di Eugenia Serafini con “Il
pescatore di sogni” indossando una tunica legge questa storia di una
donna del sud, di tutte le donne del sud costrette ad emigrare. Ad ogni
passaggio consegna un lumino acceso a qualcuno del pubblico ed ala fine tutti
quelli che hanno il lumino si alzano
e si stringono a lei. Dobbiamo uscire, nell’angolo in fondo al piazzale un
mezzo arco di sedie ha già delimitato lo spazio le tre ragazze vestite di rosso
al suono di melodie orientali si muovono donandoci una profonda armonia. Ed è
solo una parentesi perché all’interno Vitacchio e Bertola coperti da vestiti
argentei e vari aggeggi colorati sono pronti con la loro performance “Ladies
& Gentlemen” una deliziosa presa in giro delle cure per il corpo, con
un gran lavoro di voci e rimandi registrati. Si termina la prima parte della
giornata -già andata oltre gli orari programmati- con il Dada Ensemble che
esegue il brano dadaista “Il presepe
sussurrato” di Hugo Ball: nell’oscurità, nascosti dietro un pannello i
quattro artisti dell’Ensemble ci narrano attraverso dei rumori il presepe.
Tutto è pronto per la cena ed io scappo via per un riposino a casa. Al
mio ritorno non hanno ancora finito la cena, sono indecisi se fare la Promenade,
ma io li chiamo tutti e via! In Piazza dei Martiri li faccio fermare, e chiedo
se qualcuno è disposto a fare “un incidente poetico” Renata Strada si stende subito in terra
e Giovanni col megafono chiama a raccolta, Vitacchio improvvisa versi, Giovanni
si stende anche lui e
subito dopo anche Serafini, gli altri tracciano col gesso le loro sagome e
versificano. Riprendiamo il cammino e nella Piazza del Comune ci sistemiamo in
semicerchio sotto il faro fatto sistemare sul terrazzo, PIF e tutta la compagnia
de L’ortica si prepara, ma qualcuno manca, cosi Mandrino declama ad intermezzo
una sua poesia. Eccoli, ora sono pronti, recitano, si muovono nello spazio della
piazza, mimano, “La
cerniera del tempo” un brano scritto da loro sulle ingiustizie che
attraversano le epoche. Ed è la volta di Donaudi con la lettura di una poesia.
Il gruppo Puls/Plus entra in azione, Morandi e Bonicelli si distendono testa
contro testa tenendosi per mano e Franca segna i loro contorni con la farina, si
crea il silenzio. Morandi si fascia la testa con del nastro rosso e bianco,
Bonicelli sismografo umano, lascia una traccia su un rullo di carta. Entrambi si
ridistendono, spostati di 90 gradi, sulla figura di farina, Conti avvicina a
loro le sue campane tubolari e suona, il senso di meditazione ci attraversa “Trans-Meditation
n°3”. Gli Strada, rincorrendosi e cantando ci coinvolgono nella loro
nuova azione, mentre Donaudi, che non si è accorto dell’azione, approfittando
del telefono di piazza compie una involontaria intrusione, sentiamo ben distinto
il suo colloquio, e non possiamo trattenere il sorriso. Yzu chiude questa uscita
nel centro di Rignano, seduto sulle sagome di farina leggendo una sua tormentata
poesia.
Domenica
30 Maggio
Quando
al mattino arrivo all’incontro ci sono già tutti. Vedo con piacere Gianni
Broi, Bruno Capatti, Leonello Rabatti, Piero Viti che ormai dopo varie
telefonate a vuoto disperavo di incontrare, Gordiano Lupi, la sua famiglia ed i
suoi amici Andrea Panerini e Lisa Massei, che hanno disteso sui tavoli le
produzioni de “Il Foglio Letterario”. Il
Collettivo Antinebbia, Daniele Davalli, mail artista venuto con la moglie per
assistere all’incontro. Dobbiamo dare il via alle discussioni, i cuochi ci
hanno pregato di anticipare la tavolata poetica. Andiamo con una chiacchierata
sui temi di Creativa, come funziona, quale futuro. E sono in molti a prendere la
parola, a tirare fuori proposte: i legami profondi con lo spirito della
mail
art, i tentativi di costruire un percorso artistico con ampio respiro, la
poesia, la scrittura, l’oralità, la musica, la performance ed i suoi
significati, l’autoproduzione dei materiali, la distribuzione, gli spazi. Non
finiremmo più, ora che i temi si stanno schiudendo, così Broi termina
proponendo di tenere vivi questi argomenti anche a tavola. Ci spostiamo tutti
fra i pannelli della mostra Uscita di sicurezza, nel lungo e, ahimè!,
luminosissimo corridoio. Siamo pronti ad ascoltare i brani eseguiti da Punzo con
le sue sculture di pezzi riciclati e Terri che danza mettendo in movimento delle
luci!!! Ecco perché occorreva il buio?! È molto coinvolgente ed i suoni che
ricava da quei rottami, potenti. Ora andiamo, è l’ora della Tavolata poetica,
simpatico eufemismo per ritrovarci tutti quanti insieme senza pensieri davanti
ad un gustoso pranzo, con un buon vino che
rende ancor più leggere le parole che ci scambiamo. Accanto a me Yzu e
Francisca, discutiamo delle parole e del bisogno di superare certe posizioni.
Con Broi riprendiamo sulla Mail Art. Poi distribuisco alcune cartelle con le mie
Digitografie, ma non ci sono per tutti! Il tempo scorre. Eh sì, le ore a tavola
volano via, noi però vogliamo ricominciare! Ci attende una bella sorpresa,
Claudio, Punzo, Conti, Irene e Terri, si sono accordati per improvvisare: il “Mantra
di Creativa” così ce lo annuncia Claudio, lui con la sua chitarra
elettrica, Punzo con una sua scultura e Conti con le campane tubolari, Irene e
Terri muovono, piegano, intrecciano i loro corpi sotto un sole splendente. Noi
siamo quasi in trance, rapiti dai suoni naturali, elettronici e, quei corpi…
Quando finiscono ci vuole qualche minuto per riprendersi. Mi viene incontro
Massimo Barbaro, artista che desiderava vedere l’incontro, con la moglie.
Dietro compare Massimiliano De Luca, il nostro amico scrittore, insieme alla sua
compagna. È arrivato il sindaco Gianna Magherini, che porta il suo saluto agli
artisti presenti. Due ragazze Silvia Silverio e Antonietta Dicorato mi cercano,
sono arrivate ora da Bologna, hanno delle foto di corpi da esporre. Ma Capatti
ha disteso un lungo telo di plastica, bottiglie, legni. Il gruppo Puls/Plus lo
aiuta tagliando ed inchiodando tre assi. C’è tensione nell’aria. Capatti si
spoglia, rimane in mutande, si stende sul telo. Silvi gli cola del colore
intorno, si rialza spalma, allunga con l’acqua quella striscia di colore,
corre a prendere le assi ormai piene di chiodi, le sistema in modo da formare
una croce. Ci guarda, saluta. Un applauso ci libera dalla sua “Crocefissione”.
Lupi legge un brano dal suo libro
"Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura" sugli editori
a pagamento e Panerini due sue poesie da “Versi
Eretici”. Intanto Boschi sistema per il suo “Trevi society” una serie di 36 piattini, fa partire una
recitazione registrata e getta una monetina in ogni piattino dai quali
sbocceranno tanti fiori bianchi di equality… C’è una ragazza che Patrizia
pensa sia per Creativa, glielo chiedo ma mi dice di no! Humm! Sarà poi Yzu a
svelarne il mistero presentandomela come Isabella Branella, che ha partecipato
al progetto mail art e che è venuta apposta da Giulianova. Lisa Massei legge
alcune pagine dal suo libro “Insomnia”.
Segue Broi che con l’aiuto di Vitacchio e gli interventi estemporanei di
Mandrino, recita il suo ironico “Creepe
agli insetti - Carme sugli Uccelli Estinti”, ne viene fuori un
coinvolgimento straordinario, con echi da litania latina.
Ed eccola l’auto tutta dipinta del gruppo Puls/Plus che si ferma al centro del
piazzale. Scendono. Morandi va davanti si siede disegna un quadrato, si spoglia,
si concentra compie una serie di operazioni, Conti mostra il pannello “nostalgia
della natura” e sistema la terra sul tetto dell’auto, semina, annaffia,
e seduto suona la sua campana tibetana, Bonicelli sul retro, in disparte, si
fascia con un nastro fino ad assomigliare ad una mummia, lo straccia, prede
delle collane va verso il pubblico e gliele allaccia. Franca fotografa tutto.
Rientrano in auto e partono. Il gruppo de L’ortica replica il brano “La cerniera del tempo”, dopo rientriamo per riascoltare Punzo e
Terri. Intanto Yzu si è preparato nella stanza con i suoni dal computer, il
bastone, la maschera, il tabarro. Ci sistemiamo intorno lasciandoci trascinare
nel suo delirio poetico di “Io”
“Ego” con rimandi registrati e paralleli fra poesia e canzoni rock. All’aria
fuori, ci chiama Ciberio che legge in piedi, in ginocchio alcuni brani dal
libro. Di nuovo all’interno. Vitacchio e Bertola con rimandi registrati
eseguono tre brani di poesia sonora,
“Je crie, J’ecri”, ”Ne jetez pas..”, “Breakfast”, con esiti
deliziosamente deliranti. Di nuovo fuori, dove Ivano Vitali sta preparando i
suoi “Fuochi d’artificio”. Trae fuori da un sacchetto una serie
sempre più grande di giornali incollati che lui correndo fa gonfiare e prendere
volume, è un insieme di movimento e leggerezza. Conclude coprendomi totalmente
con un sacco. Giovanni e Renata distendono di nuovo il telo azzurro, si
nascondono sotto e riescono indossando dei mantelli colorati, che sono dei
cerchi con titoli di canzoni. Posati sul telo leggono alternativamente i titoli,
quindi sulle note di una vecchia canzone, ballano. Francisca Rojas legge con
pacata cadenza quattro sue poesie. Dopo di lei Leonello Rabatti ci recita a
memoria una lunga drammatica poesia: il suo sentimento su questo mondo che corre
verso la rovina. E Lisa Massei ci riporta alla dimensione personale della
difficoltà/durezza del vivere con un’altro brano dal suo libro.
Sulle vetrate della scuola il sole si spenge. Entriamo per gli ultimi incontri,
Mandrino declama la poesia “Lapida”,
con le campane di Conti. L’esplosione finale a Donaudi con tre poesie, alcune
davvero satiriche, come quella sul burqa. Ed eccoci ai saluti, stanchi ma con
dentro la sensazione di aver vissuto qualcosa di eccezionale, lo si legge in
faccia negli occhi sorridenti, nella concitazione di riassumere, nel desiderio
di rincontrarsi: all’anno prossimo!
Franco
Piri Focardi 6 giugno
2004