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LA NOSTRA MEMORIA

n. 45 – LA PESCAIA SULL’ARNO E IL SUO BACINO

Una struttura trascurata e una risorsa … chiacchierata!

Fra le poche risorse naturali su cui il paese può contare c’è certamente l’invaso dell’Arno, che esiste grazie alla cosiddetta “pescaia”. Struttura erede di uno dei più antichi sbarramenti fluviali, che inviava l’acqua da sfruttare come forza motrice del più importante mulino del paese e, all’inizio del Novecento, per produrre energia elettrica per il locale cementificio.

Tramontate ambedue le utilizzazioni, oggi resta la costruzione che, però, pare logora da tempo. La pescaia subì l’ultima riparazione nell’estate 1976 quando, per intervenire, l’acqua fu fatta defluire attraverso un’apertura centrale. In proposito, come si può notare, proprio quella parte fu lasciata più bassa di oltre mezzo metro abbassando, di conseguenza, il già non alto livello del bacino, come evidenziano a ruderi finora sommersi e più punti dove l’acqua scorre molto bassa.

Intorno agli anni Novanta fu di nuovo controllata e la diagnosi parlò di profonde fessure dove l’acqua, penetrando all’interno, aveva provocato delle sifonature che rischiavano di pregiudicarne la stabilità. In seguito a ciò la Provincia di Firenze redasse un progetto di restauro e lo finanziò, ma dopo averlo rinviato per anni, oggi pare dimenticato. O il pericolo rilevato a suo tempo fu eccessivo o, forse, quell’intervento era finalizzato ad altro. Magari alla centrale idroelettrica di cui molto si è parlato e che, oggi, pare essere andata in archivio anch’essa! In ogni caso, vista la situazione diagnosticata solo pochi anni dopo ed essendone passati altri venti, è legittimo chiedersi come stia veramente la struttura. Questo perchè il vecchio manufatto, più volte ricostruito e restaurato nei secoli, modificato, rialzato, poi abbassato e che, ancora in parte, poggia su antiche palafitte in legno, non pare stare molto bene. Del resto, chi già in passato, ha avuto il privilegio di fare il bagno nell’acqua sottostante, ricorderà bene il suo … “interno”.

Nel dubbio, non resta che sperare nella resistenza della pescaia, non fosse altro perchè negli ultimi anni l’acqua del fiume ci dicono stia migliorando (!) e potrebbe farci riavvicinare a questa risorsa … o almeno alle sue rive. Invece, da anni ci siamo abituati al fiume così com’è e ce ne siamo allontanati, mentre avrebbe bisogno di vigilanza, cura e interventi maggiori. Per la sicurezza e per incoraggiare a viverlo veramente!

Ricordiamo qui lo scenario che si presentò nel 1976 quando, per i lavori, il letto del fiume divenne un torrente che scivolava via su pietre levigate, come nel lontano passato. Un quadro che, ovviamente, fece sparire l’ampio bacino; in verità molto più evocato che apprezzato, e poco sfruttato per ciò che avrebbe potuto rappresentare, a parte il suo essere indirettamente collegato ai pozzi idrici della zona!

In conclusione, vista la situazione economica generale, le difficoltà nel mettere in campo grandi opere, la lentezza con cui queste vengono poi realizzate (e neanche sempre!), almeno riflettiamo sul valore di questa opera. Facciamolo aggiungendo anche un paio d’immagini “bucoliche” dell’Arno a quelle dell’estate di 34 anni fa, incrociando le dita perché non succeda niente che obblighi a intervenire … in emergenza.

Il vicino ponte, ma non solo, sono lì ad ammonirlo!

L’Arno in suggestive cartoline d’epoca e al tempo dell’intervento sulla pescaia