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LA NOSTRA MEMORIA

36 – UN MONUMENTO DALLA STORIA INFELICE


Ma anche il luogo che l’ospitava … non scherza!
Più passa il tempo e sempre meno persone sanno che sul lato sud della piazza del comune a Rignano, dove c’è l’antiestetica e inutile costruzione soprannominata “spremiagrumi”, c’era un monumento ai caduti, che ne aveva sostituito un altro precedente, che prima ancora lì c’era l’edicola e la fontana dell’acqua e, da metà dell’Ottocento, la parte “terrazzata” della piazza del mercato.
Uno dei luoghi dove si sono susseguiti più interventi pubblici; con alterne fortune.
A parte la piazza del mercato, le vicissitudini dei vari progetti, anche per collegamenti fra loro e conseguenze negative, portano a pensare a idee non sempre chiarissime oppure che il luogo porti … sfortuna! Un intrigo di vicende con risvolti … almeno curiosi.
Qui, esaminiamo il primo monumento ai caduti, realizzato dallo scultore Oreste Andreini,voluto in omaggio ai morti della “grande guerra” con il bronzo dei cannoni austriaci, irriso dai cittadini che lo avevano soprannominato “la poppona” (oggi farebbe sorridere!), criticato ferocemente su un giornale e infine tornato tristemente da dove era arrivato; ovvero bronzo per la guerra.
Povero sindaco Umberto Pepi che l’aveva voluto e inaugurato il 2 luglio 1922 e che, a novembre 1925, lo dovette difendere da un attacco da lui definito triviale sul Corriere d’Italia, per «l’indegna, scurrile, becera descrizione» che ne veniva fatta.
Conosciamo bene che anche la tagliente ironia di molti cittadini un po’ guasconi era poco gradita al sindaco, per cui meditava di poter dire la sua. L’occasione gliela offrì l’articolo di giornale di oltre tre anni dopo l’inaugurazione, firmato dal direttore nonché giornalista e letterato Leone Gessi.
Il Pepi ritenne la misura colma e scrisse al Gessi una lettera pepata, ma cortese e ferma chiedendone la pubblicazione, con tanto di fotografie. Il sindaco sfruttò il pretesto per dire con orgoglio ciò che pensava!
Nelle due pagine della lettera, il sindaco rifece il faticoso iter del monumento, precisando di aver avuto un precoce avallo ministeriale «per la bellezza dell’opera d’arte», che Rignano fu il primo paese del Valdarno ad onorare i caduti, che due artisti del tempo, i professori Ezio Ceccarelli e Alessandro Lazzerini, l’avevano definita «un degno ricordo di buona plastica e seriamente composta» e concludendo che riteneva «libera la critica, ma nego il diritto all’offesa».
Nel chiedere la pubblicazione di quanto inviava «perché tutti coloro che leggono il suo pregiato periodico sappiano e giudichino»,non si fece sfuggire l’occasione per una malignità all’indirizzo del direttore a cui, nel «salutarlo distintamente» aggiungeva anche che «… avremmo potuto fare a meno del parere del signor Gessi»
La nota fu pubblicata e non risultano altri articoli critici, mentre continuò l’affettuoso dileggio dei rignanesi nei confronti della statua, nonostante l’omaggio annuale a cui, anni dopo, si unì anche il Principe Umberto II.
Il Pepi morì nel 1937 e questo gli evitò di vedere la triste e sfortunata fine dell’opera da lui tanto fortemente voluta e difesa e cioè, prima la richiesta dei “fasci locali” «di spostarla in luogo più adatto e rispondente allo scopo perché attualmente danneggia la viabilità e guasta anche l’estetica» e dopo quella di smontarla per farla tornare da dove era arrivata. Infatti, bronzo da guerra era e bronzo da guerra tornò.
Una sorte avversa che, a vedere oggi, … sembra ancora aleggiare in quel luogo!

 

Le foto mostrano l’opera di Oreste Andreini nella cartolina stampata per l’occasione dalla ditta Drigani-Castello  in 845 copie, la visita del Principe Umberto II e l’opuscolo voluto dal sindaco Umberto Pepi con tanto di chiudilettera personalizzato per i 112 inviti spediti ad autorità civili e militari per l’inaugurazione.