Ottobre 1901: le Ferrovie ne salvano uno, ma ...!
Le opere d’arte contenute nei tabernacoli stradali rignanesi hanno storie sofferte; infatti sono quasi tutte perdute, a parte il frammento dell’affresco quattrocentesco della Madonna di Sezzano!
Molte sono state rubate, alcune sono state distrutte dal tempo, dagli uomini o da eventi eccezionali. Fra queste ultime, e per ben due volte, ci sono le buone pitture che ornavano un tabernacolo vicino al ponte sull’Arno. Un segno molto antico che scomparve, prima durante la costruzione della linea ferroviaria e poi per i bombardamenti della guerra.
Andiamo con ordine e osserviamo che, passando spesso da lì in auto, resta difficile notare la nicchia che c’è nella faccia interna del pilone del viadotto ferroviario. Ebbene, quell’edicola è ciò che resta del primitivo segno religioso messo a protezione di un importante passaggio stradale, secondo la tradizione. È ricordato una prima volta nel 1539 quando di fronte al bivio che portava al mulino, è descritto un tabernacolo con una pittura con la Beata Vergine con molti Santi, definita più volte giottesca. In quell’occasione il vescovo di Fiesole lo trovò attorniato da sporcizia e chiese di mettere un’ammenda ai colpevoli. Un gesto indicativo di un certo valore; poi confermato in altri documenti.
Anche nel 1604 una relazione che indicava gli interventi da fare in seguito ad un’inondazione dell’Arno, ne fanno intuire l’importanza dicendo che l’acqua ha scavalcato le spallette «.. smattonando il selciato vicino alla capella».
Restò in quel punto fino alla costruzione di una casa dalla quale fu, verosimilmente, inglobato tanto che nei disegni catastali dei primi dell’Ottocento, è indicata solo questa.
Un pericolo scampato per poco, perchè l’edificio fu demolito nel 1861 per costruire il viadotto ferroviario!
La sua ricostruzione era decisa, ma ci vollero anni e un deciso intervento del popolo guidato dal pievano don Giovanni Maioli, per far risorgere il tabernacolo. Inoltre, perché restasse il più possibile vicino al luogo originario, fu deciso di ricavarlo “sulla parete della spalla del sottovia verso Roma” del viadotto ferroviario che guardava la strada. Il 21 maggio 1882, quindi, la nuova nicchia, alta oltre due metri «.. fatta affrescare dal pittore fiorentino Ferdinando Folchi colla spesa di lire 120 ..» fu benedetta con una festa in onore a Maria Santissima e una solenne processione sul luogo.
Per la cronaca e per avere un’idea del tipo di immagine persa, il Folchi fu un pittore fiorentino di buona capacità che lavorò per il Granduca Leopoldo II e per il Re e di lui restano molte opere in luoghi pubblici e privati.
Nel 1901 il tabernacolo doveva essere spostato per lavori alla fogna antistante e che divideva dalla casa cantoniera sull’Arno. Sarebbe stato portato più a monte, ma dopo alcuni contatti il sindaco Cesare Daddi scrisse alle Ferrovie avvertendo che l’eventuale spostamento sarebbe dovuto avvenire a loro spese e con gli stessi accorgimenti di difesa dall’umidità per garantire l’affresco perchè «.. per colletta fra il popolo di Rignano questo tabernacolo fu ricostruito, difeso da una lastra metallica sulla volta, da una controparete sul retro ed ai lati di mattoni tubolari ove dal professor
Folchi furono dipinti. la Vergine e due Santi ai lati che tuttora vi si trovano in buono stato di conservazione ..».
Le Ferrovie non ritennero di accollarsi tali oneri e accantonarono l’intervento, rinviando soltanto la fine del tabernacolo ai bombardamenti della seconda guerra mondiale che lo distrussero insieme al viadotto e al ponte sull’Arno.
Oggi di quella nicchia resta il ricordo che Ardengo Soffici ne fa ne “L’uva e la croce” (troppo severo per l’artista!) e il disegno di quel luogo fatto per quell’intervento.
La ricostruzione del viadotto seguita alla guerra, ci lasciò un’edicola più o meno nello stesso punto dove, per volontà della signora Teresa Castiglioni, vi fu collocato un piccolo bronzo raffigurante la Madonna. Nel 1975 l’edicola era già in cattive condizioni, ma grazie all’interessamento dei rignanesi Franco Debolini e Sergio Pianigiani, fu restaurata e, in quell’occasione, al bronzo ripulito, fu affiancato anche un bassorilievo realizzato da Marino Mugnai.
Foto dell’attuale, del disegno del 1901 e del ricordo che ne fece il Soffici