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LA NOSTRA MEMORIA
32 – LUGLIO 1938. LE COLONIE ELIOTERAPICHE.
Estate: tempo di vacanze. Tempo in cui fioriscono le molteplici offerte per impegnare i giovani con campi al mare, in campagna, in montagna, anche con attività solo diurne. … Oggi come ieri!
Proprio pensando a queste ultime viene in mente un analogo antenato di questo tipo di svago di gruppo; magari con mezzi più limitati, ma con scopi sostanzialmente simili, pur nelle diversità delle epoche.
Fra le idee che maturavano con il consolidamento del periodo fascista, l’esigenza di far svagare la gioventù “in modo sano e naturale” con vita all’aria aperta, fu pianificata con l’istituzione dei campi estivi: le cosiddette colonie elioterapiche. Strutture ricreative che, rifacendosi ad analoghe esperienze inglesi di fine Settecento e attuate in Italia a metà del secolo successivo, nascevano per far godere ai bambini i benefici dell’aria e della luce del sole, creando anche l’occasione per rinvigorire il corpo umano.
Anche a Rignano, dagli anni Trenta, coloro che non avevano possibilità di andare in vacanza (quasi tutti!) avevano l’opportunità di questi tipi di “campi solari”. Da noi, addirittura, c’era la scelta fra quello collinare nel bosco vicino a Gubigliano e quello “fluviale”, installato sulla riva dell’Arno nel capoluogo, a valle della pescaia.
Il primo fu ricavato in una zona boscosa non lontano dal paese dove fu costruito un edificio in muratura ad uso di spogliatoio, mensa e ritrovo. All’epoca era un luogo che si prestava bene per la sua natura e con possibilità di suggestive passeggiate intorno e usato anche dopo la guerra. Per il secondo fu sfruttato l’ampio greto dell’Arno dove fu costruita una struttura in legno per gli stessi usi. Questa, per trovarsi di fronte la strada statale, aveva un grande cartello che riportava la natura del luogo, voluto dal comitato locale dell’Opera Nazionale Balilla.
“Balilla” e “piccole italiane”, partendo in corteo dalla locale Casa del Fascio, si recavano di buon mattino in quei luoghi per svolgere una “sana attività diurna nel pieno rispetto dell’educazione e dell’esercizio fisico”; che imperava a quel tempo, e facendo ritorno in paese alla sera, sempre al canto di canzoni e inni propri dell’epoca.
Alcune immagini, di epoche diverse, dei due luoghi in attività
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