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3. Le foto dell'alluvione nel nostro territorio il 4 Novembre 1966 - posta 11/2006
NOVEMBRE 1966 … NOVEMBRE 2006
I quindici giorni fra la fine di ottobre e i primi di
novembre del 1966 furono caratterizzati da pioggia non particolarmente forte, ma
di un’insistenza che non si registrava da tempo e … il risultato non tardò
ad arrivare!Fra il 3 e il 4 novembre l’Arno, grazie anche ai fossati e
torrenti che lo alimentano e tutti da giorni molto grossi, ebbe un’impennata e
ruppe gli argini e, solo a quel punto quello che era considerato un pericolo
possibile, divenne una spaventosa realtà. Il nostro paese, per la sua
particolare conformazione, non fu fra quelli più colpiti in assoluto, anche se
diversi luoghi non sfuggirono alla furia dell’acqua. I più colpiti furono
Rosano, il Mulino a Rignano e diverse case poderali vicino al corso del fiume o
dei torrenti secondari.Sono state fatte montagne di considerazioni sui campi non
più lavorati come un tempo, sulla tenuta in ordine dei corsi d’acqua e delle
rive e, soprattutto, su cosa avvenne davvero alle dighe di Levane e Penna e il
cui insieme generò il disastro; mentre molto meno viene ricordato l’aspetto
meteorologico che, invece, resta primario. Da allora, infatti, raramente è
piovuto con quella continuità, ma spesso è bastato molto meno per creare paure
e danni, a cui hanno seguito più progetti e chiacchiere, che opere concrete.
Per questo, all’attesa di veder completate le opere di difesa e continuare a
tenere sgombre le rive, siamo qui ad augurarsi che, prima di tutto, non si
ripeta un evento atmosferico come allora. Non sembra molto dopo un evento di
quelle proporzioni!Per non dimenticare e riflettere, ripercorriamo alcuni dei
luoghi rignanesi colpiti, con la speranza che possano restare, veramente, l’ultimo
ricordo in assoluto.

1 La zona del campo sportivo di Rignano
2 La stessa zona con l’impianto, gli spogliatoi e il macello pubblico, tutti sott’acqua

3 Una ripresa come la n. 1 con l’acqua ritirata
4 Una ripresa come la n. 2 con l’acqua ritirata
5 Metà dello spogliatoio del calcio. La parte rivolta verso la corrente è distrutta
6 La zona del mulino a Rignano
7 La stessa zona con l’acqua ritirata
8 Il quartiere fa i conti con i danni
9 Una panoramica dalla strada sotto le Costerelle
10 Una panoramica in senso opposto alla precedente
11 La massima altezza al ponte di Rignano
12 Lo stesso momento in un panorama più largo
13 Un’altra vista del ponte con San Clemente
14 Via Roma a Rignano, all’altezza del campo sportivo. I
detriti provengono dal fosso della "cementeria"
15 Via Roma a Rignano. L’uscita del fosso della "cementeria"
16 Via Roma a Rignano. La famiglia Tozzi cerca di salvare il
salvabile
17 La (nuova) bottega di Rosano fa i conti con i danni. Da
sinistra il parroco Don Gino Casini, Salvatore Galardi detto Dore, Giovanni(no)
Fini – bottegaio, Alfio Serotti, il fattore Cicalini, (non riconosciuto)
18 Casa distrutta di Renato Casacci che, sopra, aveva come
inquilino Aurelio Ceseri
19 L’angolo della strada accanto alla bottega, con la linea
dove era arrivata l’acqua. Sotto si nota una targhetta con il punto dove
arrivò l’alluvione di fine Ottocento
20 L’interno della (vecchia) bottega di Rosano che serviva
come magazzino

21 L’interno della (nuova) bottega di Rosano. Da sinistra:
(non riconosciuto), Fini, Serotti, Galardi, Cicalini, (non riconosciuto)
22 Il piano di Pugliano a Rosano con, al centro, la chiesetta
di S. Eugenio. Sulla sinistra al limite dell’acqua, le Sassaie
23 I piani di S. Clemente nella zona dell’attuale campo
sportivo
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