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LA NOSTRA MEMORIA


29 – Aprile 1959: Via Crucis in costume. Non solo … Grassina


La seconda metà del Novecento la frazione del Bombone di Rignano e i suoi dintorni si identificò molto in don Lorenzo Righi: il “priore del Bombone”, appunto! Un sacerdote che trasformò una frazione di campagna in comunità parrocchiale; … e non soltanto!
Don Righi fu un innovatore in molto aspetti del suo ruolo, compresi alcuni riti. In uno di questi riuscì in un’impresa non comune per una piccola comunità anche se, proprio per l’impegno che richiedeva, non sopravvisse. Si tratta della Via Crucis in costume. Fin da quando divenne parroco, proprio nella “processione del venerdì santo” don Righi vide un limite di riflessione o, se vogliamo, di preghiera; la considerava troppo consuetudinaria e poco coinvolgente. Sapeva già fin dall’inizio cosa voleva fare e, da subito, inserì nella stessa alcune letture mirate che interrompevano il corteo coinvolgendo i partecipanti. Nello stesso tempo iniziò a confidare agli amici più vicini l’idea di una Rappresentazione sacra in costume e in breve riuscì a interessare tutto il paese. Sapeva che era difficile per il momento, il piccolo popolo e i pochi mezzi, ma non si scoraggiò e mise in piedi una vera e propria struttura organizzativa dove ognuno aveva un compito da svolgere; prima nel reperimento di materiali e la preparazione di costumi, attrezzi e impianti e poi nel dare vita alla rappresentazione stessa.
Per mesi, nel tempo libero, tutti lavoravano al proprio compito e il borgo si animava freneticamente per la preparazione dell’evento, comprese le estenuanti prove con testi scritti da lui, a cui il parroco sottoponeva tutti.
Don Righi si appoggiava molto al vulcanico Gianfranco Ermini, l’amico generoso e sempre presente e, insieme, trascinarono anche tanti altri che si accollarono una mansione. Furono moltissimi quelli che si impegnarono e, su tutti, l’Ermini ricorda «suo fratello Saverio, la Nelide Bassilichi, Wilma Opagli, Graziella Giachi, Ernesto Mazzocchi, ma anche Alvaro Giachi, Giuseppe Banchi, Santi Meacci, Dino e Andrea Spolverini, Lilia Ermini, Marcello Bertolli, Leonardo Caldini, Ivano e Mauro Baldi, Amelio Nocentini». A questi si unirono tutti i giovani di allora, per mansioni di contorno e per ricoprire i vari ruoli nella rievocazione. «Un’esperienza - dice Ermini - vissuta da ognuno con entusiasmo e lo spirito proprio dell’epoca e della quale confessiamo con commozione che ha lasciato dentro di noi un segno molto forte che il tempo non ha mai cancellato. E non certo solo … per l’età!»
Per qualche anno la Via crucis, ben pubblicizzata, fu molto seguita incontrando, però, qualche contrarietà in parrocchie vicine. La sera del Venerdì santo, già la strada da Rignano al Bombone era una lunga … processione di persone che si recavano per assistervi; tanto che il secondo anno fu spostata al giovedì per evitare “competizioni”!
Come accennato, il grande impegno che richiedeva la Via crucis fu il limite che ne segnò la fine, ma che non fece cambiare idea a don Righi su cosa rappresentasse per lui. Anni dopo, infatti, per rispondere ai parrocchiani che chiedevano di riprenderla e in coerenza con il suo pensiero iniziale, iniziò a scrivere Drammi Sacri e Sacre rappresentazioni, animate dai suoi giovani e per le quali preparò un testo diverso ogni anno.
Riflessioni sulla Passione di Cristo, partendo dalla tradizione, ma anche attingendo da ordinarie storie di vita.

Ricordiamo quell’esperienza con le immagini del Venerdì Santo del 1959