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LA NOSTRA MEMORIA


20 – IL PONTE. “CROCE E DELIZIA” DA … SETTE SECOLI

Il ponte di Rignano è di nuovo chiuso. Si, ma questa volta non sembra il “solito problema” la causa delle diverse ricostruzioni e delle, non sappiamo più quante, riparazioni; fin dalla grossa rovina del 1352 (a proposito, il suo primo ricordo è del 1290). In attesa dei risultati delle perizie su quanto accaduto, ripercorriamo i suoi tanti guai.
Per secoli le colpe sono state date alle grandi piene, ma queste erano concause e ci è voluto tempo per capire che il ponte subiva problemi strutturali con gravi danni, generalmente sull’arco destro, per la spinta di quella riva.
Restando ai più importanti, proviamo a ripercorrere i guai più grossi, a cominciare da quelli del 1352 e del 1422, quando gli Ufficiali fiorentini della Torre lo trovarono in cattive condizioni, tanto da suggerire la “ricostruzione fino dai fondamenti” che, comunque, richiederanno nuovi interventi già nel 1459.
Fra altre lesioni e guasti “minori” si arriva alla fine del Cinquecento, quando il Granduca Cosimo I affidò un’altra ricostruzione all’architetto Bernardo Buontalenti, con lavori che terminarono nel 1570.
Il 15 novembre 1589 un’inondazione dell’Arno rovinò i due capi del ponte (ricordiamo sua la forma arcuata), ma dopo fu scoperto un grave guasto alla pila centrale, riparata in più soluzioni. Furono attuate precarie riparazioni fino al 1626 quando, per intervenire in modo compiuto, fu “tagliata” la pescaia per abbassare e convogliare l’acqua su un lato; con liti a non finire e risarcimenti al mulino rignanese che vide crollare il suo lavoro. E non sarà l’unica volta …!
Nel 1655 il ponte ripresentava lesioni sullo stesso lato e al suo capezzale accorsero architetti di fama per studiare il da farsi che si concretizzò nel rifondare le pile, costruire un arco sopra a quello vecchio e, (gesto disperato!) “caricarlo” di un fabbricato al centro della campata destra per evitare che gonfiasse! Il fabbricato sarà usato come calle della Dogana che si trovava in una torretta dove ora c’è la “casa Stoppioni”.
Passano pochi anni e nel 1694 tocca a Cosimo III dei Medici interessarsi al nostro ponte con controlli e minimi interventi, fino alla decisione di abbattere e ricostruire la solita arcata.
A parte interventi minori, ma sempre oggetto di grandi discussioni, passa un tempo più lungo e il 20 marzo 1781 una relazione dell’Ing. Anastasio Anastasi dice che “un arco del ponte a Rignano aveva dato nuovi segni di smossa” a cui seguirono i soliti temporanei interventi, prima di arrivare al 18 maggio 1795 quando “la centina dell’arco del ponte fu trovata gravemente difettosa e fu fatta demolire e rifare con una più regolare”.
La soluzione dell’annoso problema era ben lungi dall’essere risolta e, nel 1819, il ponte subì un ulteriore intervento, con la costruzione di due archi di rinforzo per la struttura definita ancora “in perenne movimento”. 
Non passa molto tempo e il 19 dicembre 1832 troviamo che si è “manifestato nella sua destra un terribile movimento per cui i parapetti ed il piano del ponte si sono sollevati”, con relativa richiesta di informare il Governo. Seguono anni con rimedi occasionali, fino al 20 luglio 1846 quando viene preso in esame il lavoro di ripristino del ponte “attesa la sua importanza” e considerato “in condizioni veramente gravi”. Il problema non fu risolto e dopo molte relazioni, una del 27 giugno 1853 dichiara che “il ponte sull’Arno minaccia rovina e se ne stabilisce la chiusura al transito”. Chiusura che slittò all’autunno con i relativi problemi, mentre le autorità pensavano ad un progetto di “ripristino risolutivo” e all’alternativa!
La situazione fu particolarmente grave, perché il ponte risulta chiuso fino al 1859 quando riapre sotto controllo e a condizioni; creando una serie infinita di tensioni, reclami e ribellioni … mentre si cercavano altre soluzioni definitive!
Seguirono ricerche, studi di fattibilità (si parlò anche di un ponte sospeso retto da tiranti di ferro), ma nel 1862 iniziano i lavori per ricostruirlo in muratura. Il tardo pomeriggio del 29 luglio, però, avviene ciò che tante volte era stato evocato con timore e il ponte ha un sussulto che fa crollare le due volte sovrapposte dell’arco destro, proprio quando i lavori erano iniziati e mentre otto operai stavano lavorando alla sua demolizione. Quattro di loro muoiono e tre restano feriti.
Nuove difficoltà e dubbi su un termine a breve, tanto che il 26 settembre 1862, dopo infinite discussioni sulla sua importanza e le varie competenze, inizia il servizio della nave traiettizia (fino allora accantonato!), per ovviare alla chiusura del ponte. Il servizio era nei pressi della Torre dell’Isola e continuerà fino a dicembre del 1863, a lavoro concluso.
A gennaio 1864 il ponte riapre con la solita speranza di una soluzione definitiva, ma basterà arrivare agli anni Venti perchè i soliti problemi guastino e richiedano l’ennesima ricostruzione dell’arco destro che, almeno questa volta, gli valse una cartolina illustrata!
Dopo pochi anni, il ponte subisce una novità nella sua disgraziata vita: per una volta non cade per causa sua (magari non stava benone!), ma viene abbattuto dai bombardamenti della guerra del 1944. A parte che rovinò anche in costruzione … la storia seguente è più conosciuta, ma non cambia molto fino all’ultimo progetto che garantiva un secolo di stabilità. Speravamo, ma eccoci ad oggi! Certo che se non fosse una cosa maledettamente seria, saremmo da Guinnes dei primati!
C’è chi dice che chi non conosce la storia è condannato a ripercorrerla e, mai come nel caso del ponte di Rignano, tale affermazione sembra essere così appropriata.
Quest’ultima volta si è parlato subito di colpe e, sicuramente, ci saranno ed è giusto che vengano perseguite, ma proprio per il detto di prima, non saremmo onesti fino in fondo se non ci chiedessimo anche:
- Perchè un passaggio così importante, ma con così tanti guai, è ancora lì a subire un traffico che non è in grado di subire?
- Perché ci si è ostinati a considerare quel ponte ancora adeguato ad una comunità così urbanisticamente cresciuta?
- Le sue disgraziate vicende, con le difficoltà, i danni e i lutti che ha provocato a una comunità (oggi neanche paragonabile al passato), non avrebbero meritato altre riflessioni da tempo?
La storia più recente è fatta di liti politiche, limiti umani, ma anche supponenza, qualche pregiudizio e chissà cos’altro. Intanto il mondo avanza mentre il vecchio ponte, con i suoi problemi e una rara contraddizione viaria sta lì (?),  mentre ...  il medio evo, il rinascimento e … il dopo con i loro traffici di pedoni, animali da soma e carri sono ormai passati da tempo!
Il paradosso è che si parla di alta velocità, terze corsie, bretelle e tramvie veloci e altro mentre i rignanesi sono alle prese da secoli con un ponte che prima, è vero, ha permesso la nascita della comunità, ma poi le ha creato tali e tanti problemi fino a regalarle una sorta di “emarginazione” che soffoca collettività, commercio e imprese.
Già i Romani, prima costruivano strade e infrastrutture e poi urbanizzavano, mentre oggi si fa il contrario o, come in questo caso, non si capisce l’inadeguatezza di certe situazioni, salvo attribuire le responsabilità a cause “naturali”, contingenti, economiche e, comunque, sempre a altri  !
La situazione è grave e l’ottimismo deve sempre prevalere, perché c’è sempre il tempo di una svolta, pure tardiva, ma presto perché errare è umano, ma perseverare ancora sarebbe veramente diabolico.                          

Roberto Lembo

 

Il ponte di Rignano con i segni dell’ennesimo restauro all’arco. 1930 circa