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IL PRIMO RICONOSCIMENTO AD ARDENGO SOFFICI

Da quando la viabilità evita il vecchio borgo del Bombone, è più difficile passare di fronte alla casa natale e alla piazza che accompagnò l’infanzia di Ardengo Soffici, un grande artista, figlio di questa nostra terra.
Sulla casa a fianco della piazzetta a lui intitolata, c’è una targa che ricorda il luogo dove nacque e passò i primi tredici anni della sua vita, grazie ad alcuni concittadini più illuminati che la vollero trentotto anni fa.
I primi tentativi per omaggiare l’artista li aveva fatti, senza troppa fortuna, il parroco don Lorenzo Righi negli anni Cinquanta; tentativi che lo stesso rinnovò dopo la sua morte coinvolgendo un gruppo di persone più sensibili.
Don Righi sostenne sempre che si trattava di dare un riconoscimento ai suoi esclusivi meriti artistici, scrivendo che: «Il Soffici scrittore e poeta è una creatura impastata della terra di Toscana, fatta di sano realismo e di pudichi sentimenti. Un artista di razza. Nacque e visse fino all’età di tredici anni al Bombone, borgo dall’aria frizzante e dai lunghi amori, come egli stesso lo definirà». Nient’altro! Purtroppo, come si sa: nessuno è profeta in patria, e ci volle il 1970 perchè quel gruppo di persone guidato dal “priore”, formasse un apposito Comitato e riuscisse nell’intento di ricordare l’artista rignanese con una cerimonia ed una mostra di pittura.
Il 12 aprile, quindi, fu scoperta la targa e il senatore Piero Bargellini rievocò la figura e l’opera dell’artista, mentre le sale del Palazzo comunale ospitarono una mostra di sue pitture che incontrò il gradimento di tanti cittadini. Piacere e, per molti, la vera e propria conoscenza di un artista che, però, non aveva scordato Rignano.
Infatti, a quasi cinquanta anni da quando se ne era andato dal paese e nel rispondere a chi si era complimentato con lui per un premio ricevuto, il Soffici aveva avuto parole di immensa gratitudine nei confronti della popolazione rignanese. Si disse grato e commossso per quel gesto, scrivendo che era «… orgoglioso che la sua opera desse onore e soddisfazione ai compaesani …». Ebbe parole che espressero bene anche il filo che il suo cuore aveva mantenuto con il paese, quando nel finale disse «… Potrò forse da qui in avanti provar loro (ai compaesani) che l’antico compagno di scuola e di giochi è degno della splendida terra che gli dette la vita …».
Lui un gesto lo fece, passò del tempo, ma il paese per rendersi conto delle sue doti ci mise ancora trenta anni, andando oltre la sua morte, così come ci vollero addirittura gli anni Novanta per rendergli il definitivo e doveroso riconoscimento con la mostra di Petriolo; in contemporanea con quella di Poggio a Caiano che, invece, non ha mancato mai di rendere omaggio a questo artista.
Fu però quel 12 di aprile 1970, che il paese rimediò alla colpevole dimenticanza e i giornali la registrarono come «una ritrovata amicizia sofficiana fra Rignano e Poggio. Un diaframma che cade dopo almeno cinquanta anni»!

 

 

 

TARGA

Foto 1 La targa sulla casa natale del Soffici. Da sinistra (il ragazzino) Luciano Tagliaferri, il cav. Aristide Bruschi, Umberto Sabini, Alvaro Bargilli, semicoperto Dante Sabini, di spalle don Righi, di spalle don Fabbrini e il sindaco Mario Bigi.


Il senatore Bargellini ricorda l’artista di fronte alla famiglia, autorità, artisti e … tanti rignanesi.

Foto 2 Il senatore Bargellini ricorda l’artista di fronte alla famiglia, autorità, artisti e … tanti rignanesi.

Si osserva e si discute alla mostra di pittura. Al centro Bruno Pagliazzi, il dottor Mario Pitassi e, di fianco, Vasco Bellacchini


Foto 3 Si osserva e si discute alla mostra di pittura. Al centro Bruno Pagliazzi, il dottor Mario Pitassi e, di fianco, Vasco Bellacchini.

Grande attenzione nel vedere i quadri

Foto 4 Grande attenzione nel vedere i quadri.