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CINEMA E TEATRO A RIGNANO? UNA VERA TRADIZIONE.

Sappiamo già che ci volle il marzo 1932, perché il cavalier Rodolfo Bruschi coronasse il sogno di dotare il paese di un teatro di livello. Ci riuscì anche se l’ambizioso progetto fu rinviato e ridimensionato per contrasti su parte del terreno su cui doveva sorgere.
Ma quale era la realtà paesana di settore negli anni precedenti? Fu una scommessa? Una cattedrale nel deserto? Assolutamente no!

Con gli inizi degli anni Venti, infatti, si fa spazio anche a Rignano un vero e proprio desiderio di svago e questo non sarà certo estraneo alla voglia del Bruschi (legato al paese, ma anche imprenditore!), di tentare un salto di qualità con il nuovo locale. Del resto l’dea partiva già da iniziative legate al teatro e al cinema, una novità che stava affascinando sempre più, e che fece nascere due locali a Rignano, un altro a San Donato in collina oltre che, anche se in prevalenza da ballo, a Volognano, a Troghi e a Le Valli; senza contare il grande successo popolare che continuavano ad avere le immancabili “zinganette” con le “poesie in ottava rima”, nelle varie feste locali.

Insomma, dopo la grande guerra, iniziò un periodo di attivismo solidale, iniziative imprenditoriali e costituzioni di cooperative che, insieme ad un po’ di benessere, portarono una sempre maggiore voglia di divertirsi e crescere. Ma chi fu il precursore?

Questo merito va riconosciuto al pievano di San Leolino don Umberto Ricci che nel 1920, prendendo spunto dall’esigenza di raccogliere fondi per costruire il monumento ai caduti, aprì il “salone” che chiamò della Gioventù Cattolica Italiana, nel fabbricato di proprietà Andorlini a Pietrone. Iniziò con successo il 25 giugno con un doppio spettacolo: il film “Il piccolo parigino” e la farsa “Non più soldi in locanda” e a novembre partì la stagione con un “grande trattenimento cinematografico” che alternò spesso a commedie, scherzi comici, spettacoli di arte varia, stimolando anche alcune filodrammatiche locali. Epoca che arrivò a giugno 1926, quando la proprietà chiese di convertire il locale in abitazioni, segnando la fine di un esperienza che fu, in ogni modo, iniziatrice per aver spinto, già dal 1922, la locale Casa del Popolo Italiano e la Società di Mutuo Soccorso di S. Donato ad attività simili. Più polivalente quest’ultima, mentre a Rignano ci furono lavori di adeguamento, la costruzione di una sorta di terrazza-galleria ad U sopra la sala e di una cabina di proiezione, che fecero del locale, il nuovo punto di ritrovo per lo svago, la solidarietà e il proseguimento di esperienze “teatrali” nate fra i giovani del tempo. Con l’avvento del cinema teatro Bruschi, però, fu questo ad assumere il ruolo leader, lasciando agli altri locali, con l’eccezione di S. Donato, solo il monopolio di un’altra grande passione dell’epoca (e del dopo): il ballo.

Nel dopoguerra, per rivedere un panorama simile, occorreranno gli anni sessanta, quando il quadro socio-ricreativo riprese una discreta vitalità andata, però, via via sfumando fino alle profonde trasformazioni sociali che hanno reso lo scenario attuale più apatico e grigio!

rappresentativa teatrale

Rappresentazione Teatrale

Cinema San Donato in Collina

Cinema di San Donato in Collina

Cinema Casa del Popolo

Cinema Casa del Popolo

Pietrone

Cinema Pietrone

Pietrone

Cinema Pietrone

Casa del Popolo

Cinema Casa del Popolo