La giornata si
presenta bene. Il tempo è decisamente bello. Ho una quantità infinita di cose
da sistemare. La prima doccia fredda arriva con una telefonata di Claudio: manca
la metà dei gazebo. Conferma dal Comune. Proseguo la febbrile attività
organizzativa. Dopopranzo con Irene e Patrizia termino la preparazione dei
lavori per la mostra di mail art. Arrivano Camilla e Giorgieta Velicu con loro
concludo altri lavori: pannello grande, opere da montare, pagine da tagliare ed
incollare. Gianni Donaudi mi chiama: è già a Rignano. Anche due camperisti da
Livorno. Intanto in piazza tutto viene preparato: mostra, tavoli per la cena,
impianto voce, telone per le proiezioni.
Al mio arrivo trovo:
Umiliacchi, Donaudi, Serafini, Bertola, Fabio e Lella. Conosco Pelati, Lucato con la moglie, Limongelli e sua moglie Antonella, Ursi.
Bruno Cassaglia mi presenta il suo amico pittore informale Luciano Laschi. Arriva
Caccavale col borsone. Claudio ha preparato il documento. Mi racconta in una
frazione di minuto le varie peripezie coi posteggi. Irene riesce comunque a
mettere tutti e dieci i manifesti in mostra. Linda Pelati e gli altri artisti
completano l’esposizione degli oltre 250 lavori di Arte Postale provenienti da
26 nazioni per il tema “Quale futuro?”.
Quando ci
mettiamo a tavola con la musica mandata ad alto volume da Roberto Bargilli che
ha montato il suo impianto per il concerto serale, si alza un po’ di vento, ma
ben presto, subito dopo gli antipasti, le raffiche sono così forti che fanno
volare i piatti e le stoviglie, anche il telo delle proiezioni vola in terra
seppure fosse ben legato! Intanto arriva Lidia Pizzo -ha portato le riviste
Incamper ed altri libri da distribuire ai presenti-
con Nella e altri due amici, Monica Sarsini con Ettore ed una amica
svedese con due bambini. Vado a salutare Nemesi e gli altri amici. Mi metto a
mangiare con Mauro, Lucia, Lorenzo, Grazia, Gianna ed Elena quando da metà
tavolo un piatto di penne da
poeta in rime ardenti, per fortuna quasi vuoto,
vola diretto in faccia a mio cugino Mauro, non si contano i bicchieri d’acqua
e di vino che si rovesciano sui tavoli e sui commensali. L’aria comincia ad
essere fredda e tutti sono alla ricerca di maglioni ed altre coperture, nessuno
aveva pensato ad un tale abbassamento delle temperature dopo il caldo
asfissiante dei giorni precedenti! Un gruppo davanti a me si rifugia sotto una
coperta trovata in auto. Ivana una delle volontarie alla mensa corre a casa e
vuota l’armadio portando indumenti di ogni genere. Nessun artista vuol
intervenire ed è comprensibile il vento sembra aver risucchiato ogni nostro
senso creativo. Addirittura Bertola, Vitacchio, Daligand e Crhistiane salgono su
nel circolo col rischio di non mangiare. E Claudio per destare un po’
d’attenzione legge la sentenza di divorzio creativo fra me e lui, una sentenza
che ci porterà a leticare per la proprietà del nome della manifestazione! Io e
Patrizia ci confrontiamo
con Irene e Claudio. “Non sarebbe il caso di salire
anche noi?” Ma spostare il tutto per più di 100 persone non è facile.
Divoriamo anche il secondo, cioè quello che non è volato dal piatto:
l’insalata si sa è leggera… Le nubi su di noi si son fatte nere e le
persone stanno soffrendo così diamo l’annuncio: “Se ognuno può portare su
nella sala la propria sedia termineremo al calduccio e senza vento
l’operazione assalto al dolce del Feroci”. Quando arrivo nella sala stanno
già aprendo il “dolce vulcano in eruzione” una montagna di cioccolata con
rossi rivoli di lava. Rimontati alcuni microfoni Claudio, Giampaolo e Wilmar
suonano tre brani completamente riarrangiati e con una notevole forza. Fabio
Sabini ha rimontato il proiettore, manda un video-spot di Emergency e poi quello
del Laboratorio SuoniDanza fatto da Irene e Camilla: una carrellata che
ripercorre attraverso le foto ed i manifesti i dieci anni di Creativa. Segue
Vitiello ma per me è l’ora di andare è cominciato a piovere e sarà bene non
aspettare troppo. Saluto tutti. Caccavale scende con noi. Mi diranno di Vitiello,
che non sapendo della programmazione dei video, ha
monopolizzato la serata con una interessante conferenza. Purtroppo, i video di Fausto Grossi,
Oronzo Liuzzi, Stradada, Luigi Bianco e il Gruppo Sinestetico non sono stati
proiettati.
Eugenia Serafini e la prof. Patrizia
Arnetoli mi mostrano i lavori fatti dagli alunni delle due classi presenti al
laboratorio iniziato alle 8,30. Opere bellissime; sembrano vere e proprie poesie
visive che andranno ad arricchire la mostra di mail art. Sono già molti gli
artisti arrivati in ritardo per il laboratorio. Ad esempio Piero Viti e Gianni
Broi che credevano iniziasse molto più tardi. Umiliacchi, Donaudi, Bertola,
Vitacchio, Limongelli, Cassaglia, Laschi, Vitiello, Ursi, Lucato, Caccavale mi
accompagnano all’ascensore. Arriva Raimondo Del Prete e Cerbasi. Dobbiamo
aspettare le 11,25 per l'incontro con i ragazzi. Intanto saliamo in aula magna a
discutere fra di noi. Con Viti della libertà nell'arte. Con Broi
della
performance. In aula arrivano due classi si sistemano seduti ed io gli chiedo un
po' di silenzio per spiegare quello a cui assisteranno. Iniziano Carla Bertola e
Alberto Vitacchio con parole composte e scomposte e la lettura interpretata di
due tavole di parolibere futuriste. Nel secondo intervento Daligand propone la
topolinologia ed il taglio del nastro di Moebius. Al terzo Raimondo Del Prete
chiede ai ragazzi gli opposti alle sue parole: luce, amore... arte? Poi Alfonso
Caccavale vestito da vigile e Donato Cerbasi cominciano a muovere le sedie, i
ragazzi, gli artisti, me! Creando un centro e 4 vertici di sedie. Il vigile
vigila l'operazione col fischietto, al centro un uccellino meccanico cinguetta,
gli opposti con la maschera de I Santini Del Prete si legano gridando con noi
gli opposti arte non-arte. Rimettiamo a posto e Ivan Cozzi ci legge alcune
umanissime poesie scritte dai barboni. Segue Donaudi con una sua poesia
“Esplosione” sui morti nel lavoro. Concludo spiegando quello che è
Creativa. Serafini si alza e racconta del laboratorio appena concluso ed invita
i ragazzi ad andare a vedere i lavori in mostra; chiude ringraziando me e
Claudio per i 10 anni di organizzazione. Campanella! Prima di uscire arriva
Paolo Ragni col suo amico poeta Acciai, il tempo di mettersi d’accordo per
dopo e scendo. Nell’atrio incontro la prof. curiosa di sapere come abbiamo
conosciuto questi artisti. Arriva Ettore Le Donne, e finalmente Lidia Pizzo con
Giorgeta. Mentre salgo per partire… dall’auto soffermata mi saluta Paolo
Conti col suo amico musicista Demartino.
Alle tre giungo all'Aquilone: l'ambiente non
è grande, è bello! in legno con parquet però il sole picchia e a parte le
finestre ed il terrazzo, splendidamente affacciato sul verde delle colline, c'è
una sola porta d’ingresso. Dopo i saluti a Conti, Demartino, i genitori di
Sandra, Claudia Bartolotti ed altri, entriamo e seduti in circolo diamo inizio
alle autopresentazioni: tutti ben felici di raccontare se stessi in poche
parole. La serata ha inizio con Ragni che legge tre poesie, segue Massimo
Acciai con due. Maurizio Vitiello invece che la conferenza, fatta ierisera, parla un po’ del suo rapporto con Creativa, con Nando Romeo e
la mail art. Daligand incolla dei nastri adesivi colorati da un
piccolo incrocio
verso i vari artisti seduti ai 4 lati attirando la nostra attenzione con quei
lenti movimenti, getta le sue cartoline a terra, indossa una maschera e si
toglie la giacca nera, ringrazia e saluta. Casssaglia pone al centro il leggio e
fa una lettura interpretata di un suo pezzo “perché starnutire”. Usciamo.
Capatti indossa uno zaino sale su una sedia e legge il manifesto futurista fino
a “la guerra sola igiene del mondo”. Tira fuori la bandiera italiana e
grida: Avanti savoia! Poi voltando le spalle inizia a leggere l'elenco dei morti
all'ospedale di Bologna. Si ferma e dice che l'elenco dei caduti è di 650.000!!
Tutti dentro. Gianni Broi e Linda Pelati vestiti elegantemente di nero con una
maschera bianca entrano in scena portando un libro ed un mazzo di lettere
inviate a tempo da Annamaria Caracciolo da Cagliari. Le distribuiscono a tutti i
presenti. All’interno della busta un cartoncino con dipinta una lettera. Poi
stendono uno striscione con su scritto “La lettre est plus forte que la mort”.
Rimaniamo all’interno perché Gian Paolo Lucato è pronto per la sua
“Framment-Azione”. Posizionato il tavolino al centro della sala con
appoggiato davanti un suo lavoro fotografico inizia con un taglierino a
sezionare un’altra sua foto. A fine operazione distribuisce i
pezzi a tutti
noi. Dall’esterno arrivano i suoni e le voci di Gararà, mentre Bertola entra
vestita di stracci e Vitacchio
articola parole e muove oggetti. E’ un viaggio,
un viaggio surreale che si dipana con interventi dal vivo sulla base registrata.
Il finale è un ballo, un girotondo in cui tutti
entrano felici. Dobbiamo scendere in strada dove Aldo Cerasuolo ha teso
una corda. Lui è al di là, in fondo, seduto con una grossa maschera rossa e in
mano un involto per la sua performance “Un ultimo sforzo”. Noi ci mettiamo
tutti al di qua della corda come ha richiesto, lo osserviamo per minuti mentre
apre gli involti e deposita su un vassoio un cuore ed un cervello. Si avvicina
farfugliando con questo vassoio in mano. Quando è vicinissimo a noi, ci guarda,
poi posa in terra il vassoio con la carne sanguinolenta ben in vista e traccia
in terra con gesso rosso la scritta “siate realisti consumate
l’impossibile”. Torniamo all’interno dove Piero Viti esegue l’azione
“La parola del tempo” con una scatola di cartone in capo recita una serie di
frasi sulla parola, sulla gabbia, sulla libertà. Mette a terra
la scatola di cartone che comunque la si rigiri è sempre dritta. Sul
terrazzo Conti ha preparato un piedistallo, accanto Demartino con un violoncello
amplificato. Si infila in una tuta elastica bianca e al suono del violoncello
esegue una serie di contorsioni e movimenti che lo fanno assomigliare ad una
tesissima scultura vivente. Mandrino legge una poesia scritta alcuni anni fa e
quindi la lettura di oggi rappresenta il futuro di quei versi. Lo segue Allegri
con alcune liriche dal suo ultimo libro di cui
una scritta lì vicino, in riva
d’Arno. Prosegue Donaudi con la lettura di tre brevi poesie scritte da Ettore
Le Donne. Ivan Cozzi con un interrogativo affascinante: il teatro può cambiare
la visione del Mondo? ha allestito sul terrazzo la sua scena: una panchina con
dei cartoni, un tavolino con dei bicchieri, una sedia. Entra vestito da barbone:
vecchio eskimo su maglioni logori, cappello di lana rosso a trattenere lunghi
capelli bianchi trasandati. Su il motivo di Tom Watts “Never Failed my jet”
entra e si distende sulla “sua” panchina. Sul rumore registrato del traffico
urbano tenta un
impossibile attraversamento della strada. Solo la pioggia ed il
suo angolo di sacchetti di plastica lo rende tranquillo. Una interpretazione
molto coinvolgente. Tutti dentro Irene è pronta sulla sua scena: scaleo,
vestiti da lavoro, sedia. Al suono di un mix di canzoni attuali, balla,
interpreta e sottolinea i testi delle canzoni. Poi seduta mostra una serie di
cartoni con su scritto le domande che gli hanno fatto durante i colloqui per
trovare lavoro. Si veste in tuta arancio e sale sullo scaleo e balla
pericolosamente la sua “Vita da precaria”. Pierpaolo Limongelli porta al
centro il tavolo su cui ha lavorato tutto il pomeriggio per il suo “Futuro
prestampato” mi invita a partecipare insieme a Bruno Cassaglia, Alfonso
Caccavale, Bruno Capatti. Nostro compito è intervenire sui suoi collage. Chiamo
Luisa Marinelli per darmi un aiuto creativo, Piero Viri e Giorgetta. E’ tutto
un fermento di colla, forbici, lapis. Il pomeriggio è trascorso! Saluto tutti.
A dopo!
Dopocena ci troviamo davanti alla mostra
“Quale futuro?”. Un gruppo di artisti ben pasciuto avanza tra chiacchiere e
risate mentre Conti e Demartino, con il viso bianco come i vestiti fanno la loro
performance: alzando alternativamente una serie di palette compongono pensieri
verbovisuali ed ironici su “quale futuro?”. Ci incamminiamo per Piazza XXV
Aprile dove Cerasuolo interpreta un brano dalla Vita agra di Luciano Bianciardi,
Donaudi ci
legge due poesie da Emozioni e Daligand un testo in francese di
Mandrino “per riascoltare la buona pronuncia”. Ugolini ritorna con le sue
poesie e ce ne legge una contro i muri fisici e mentali che in tutto il mondo
continuano ad essere innalzati. Invece che in Piazza del Comune decidiamo di
andare in Piazza della Vittoria. Nel piccolo spazio pavimentato Eugenia Serafini
fa la sua azione “Fil Rouge” contro le morti bianche. Ugolini legge testi
per un mondo diverso in memoria di tutti gli uomini morti per la ricerca della
dignità. Niccolò Brancato riporta
un po’ di sereno sui nostri pensieri intristiti con un piccolo gioco di
spostamento di virgole nella poesia di A. Manzoni “Il 5 maggio”. Cassaglia
fa la sua velocissima “poesiA Afona”. Bertola ci declama un testo rattico,
sui rattici tratti ratti. C'è Serse Luigetti passato a vedere quel che accade a
Creativa e Vitacchio ricordando il vento di ieri compone un piccolo testo. A
Bruno Capatti dico di fare un sopralluogo al monumento in via Piave. Torna e mi
dice che la luce è sufficiente, quindi tutti in promenade verso il campo della
rimembranza dove Bruno rifà la sua performance davanti al monumento ai caduti.
Ormai la serata è conclusa ed ognuno prende la sua direzione. Salutiamo chi
domani deve andare via.
Stamattina piove e non ha nessuna voglia
di smettere, anzi! Telefono a Claudio. Hanno montato i tavoli nella galleria
della Croce Rossa che ha lasciato disponibile lo spazio. Preparo il programma e
stampo le parole per la mia miniazione. Alle 10,30 scendo dal furgone sotto una
pioggia implacabile. C'è un po' di affollamento. Il banco della formica, quello
di Carla con i lavori in cartapesta, il nostro di Oltre i limiti con i libri del
foglio clandestino e le riviste di pennello, quello di Vittore Baroni con le
produzioni AAA e l’AP! 99, l'ultimo numero della sua rivista di Arte Postale,
quello di Artecom con Folium, le autoproduzioni de I Santini Del Prete di foto
elaborate, l'editrice Zona con una bella varietà di poeti, il banco dei
troglodita tribe con i libri fatti a mano. Ci sono tutti gli artisti riuniti in
capanelli a discutere e curiosare sui banchi. Incontro Menotti Galeotti, Franco
Santini con la moglie, Giancarlo Pucci con Rossella, Fulgor Silvi, e tutti gli
altri già presenti: Raimondo, Vittore, Alfonso, Edvino, Bertola e Vitacchio.
Pucci mi pianta una bonaria polemica sul nome mancante nel depliant e nel
manifesto, ma gli ricordo che mi ha telefonato due giorni prima per dare
conferma ad una richiesta di conferma che io avevo richiesto tre settimane
avanti! Infine gli dico che quello che conta è il catalogo riassuntivo; tutto
quello che c'è prima è solo propositivo. Bruno
Ursi, il pittore di Livorno venuto in camper e che ha seguito tutto l0ncontro,
mi parla della sua pittura e ci invita ad andare da lui. Conti, Demartino
e Ugolini vogliono iniziare… il tempo è brutto ed il viaggio di ritorno
lungo. Va bene! il programma è ormai saltato. Yzu, Truglia, Sarsini,
Valcarenghi, SoleOmbra e ReNudo non sono venuti. Inizia Paolo Conti con Ernesto
Demartino: Paolo tenuto con delle fasce elastiche da un gruppo di artisti e
bambini, tenta con fatica di raggiungere una coppa su un piedistallo mentre
Ernesto col violoncello sottolinea gli sforzi. Quando infine raggiunge la coppa,
l'afferra e la svuota sui suoi trattenitori bagnandoli tutti come se di acqua
non ce ne fosse abbastanza!! Il figlio di Allegri vuol recitare una poesia, lo
annuncia Conti. Arriva Lidia Pizzo e mi racconta dell’incontro avuto con Zona
sul nostro libro. Ugolini inizia la sua recitazione di poesie dai fronti caldi
dove guerra e miseria governano impunemente ma è prolisso nella presentazione
delle poesie dopo trenta minuti nessuno lo segue più. Chiediamo a Mandrino di
fare delle letture almeno si interrompe un flusso interessante sì ma sfibrante.
Chiude Donaudi.
E’ l'ora di muoversi verso la tavola. Risalgo in auto e via
alla mensa. Piove un po’ meno, salgo con Umiliacchi ed eccoci, dopo il fresco
umido, fra i profumi inebrianti del cibo caldo. Mi siedo con Vittore ed il suo
amico Marco Maffei, Ugolini si siede con noi; è irrequieto! Dopo un bel piatto
di penne al sugo di cinghiale e degli spiedini di carne arrosto si parla e si
declama molto più tranquillamente. I cuochi hanno una sorpresa… quest'anno la
poesia l'hanno scritta loro per noi ed è bellissimo ascoltarla. Ci chiedono di
lasciare un nostro pensiero su un cartoncino. Dopo è una declamazione continua:
Claudio, Donaudi, Mandrino, Menotti, Serafini, Cerasuolo, Pucci, Bertola,
Vitacchio.
Alberto Rizzi
che era con noi ci saluta e anche Edvino mi saluta devono fare un lungo viaggio
ed il tempo è davvero inclemente. Ma quando usciamo non piove ed è per tutti
più agevole tornare alla piazza. Comunque io prendo il furgone e con noi viene
Lidia. Alle 15,20 diamo inizio al nuovo programma ristrutturato sulle esigenze
degli artisti; è Fulgor che rompe gli indugi e fa la sua performance dal titolo
“Elogio dell'assenza”. Posizionato un leggio con un pacchetto di fogli al
centro del corridoio osserva il pubblico attraverso dei bicchieri di plastica
dal fondo giallo e rosso poi afferra un foglio e se lo schiaccia sul viso e
cercando di parlare con un pennarello nero traccia segni, ripete l'operazione
fino a quando non finisce i fogli. Nel contempo con l'aiuto di Patrizia attacco
sul pavimento le parole scritte su cartoncino
giallo. Pace, Giustizia... infine
la scritta “Parole da calpestare”. Vado a conoscere Piero Cademartori e
Silvia Tessitore dell’editrice Zona e ci mettiamo d’accordo sulla scaletta
da seguire con i poeti presenti. Così Fabrizio Venerandi e Donald Datti, poeti
dell'editrice Zona arrivati da Genova, si presentano al microfono in duo;
interessanti per il modo di recitare ed interagire con una poetica arcaica e
surreale. Pucci e Rossella si presentano col titolo delle due azioni. In
“L’arte è come l’amore, un gioco pericoloso” indossano i fantastici
costumi creati da Pucci e danzano al centro del corridoio. Nella seconda
“L’arte fa rumore” è Rossella a vestire Pucci con un abito rosso, apre
una grande scatola collagiata e ne trae fuori barattoli come maracas da dare al
pubblico che comincia subito a far rumore. Tocca a Mandrino con “Quale
futuro?” ed anch'io devo fare la mia parte leggendo un testo. Escono Mandrino,
Emanuele e Umiliacchi su un sottofondo della marcia funebre vestiti con le tute
bianche e Mandrino con tuta gialla ha in mano un contatore gaiger. Avanzano
lentamente quando cambia musica ed al suono di money money entra Patrizia
Baraldini ballando ed agitando mazzi di banconote. leggo il testo e loro
ripartono. Bruno Casini compie la sua azione Banana moon attaccando decine di
fotocopie dei cessi del mitico locale. Entra Emanuele Gagliano leggendo un testo
sul futuro del mondo poi sceglie tra il pubblico alcune persone e le mette in
piedi con una cartina strappata da un atlante e termina l'azione dando a me in
ginocchio il resto dell'atlante capovolto. Daniel Daligand dice che ha già
fatto e racconta un paio
di
giochi di parole in francese intraducibili. Bertola prosegue la lettura delle
poete futuriste con testi veramente particolari. Poi chiama Alberto per una
lettura di due tavole parolibere. Prosegue Luca Vaglio un'altro poeta di Zona
con alcuni testi letti un po’ troppo velocemente. Era la sua prima volta. Ana
chiama a raccolta tutti gli uomini, sì solo uomini e spiega in un italoinglese
stentato che vuol fare una scena di guerra come era accaduto a Belgrado anni fa.
E’ uscito un timido sole che però ha asciugato tutto. Andiamo tutti verso la
vasca Bruno è con me e segue incuriosito. Ana fa entrare tutti nella vasca
vuota e gli chiede di distendersi qua e là, poi compone lentamente e
singolarmente con pietà i corpi. A Sylvana Tenaglia spiego quel che accade ed
è davvero sorpresa e meravigliata che nessuno si prenda l’impegno di spiegare
quello che gli artisti vanno facendo. Patrizia mi vuol portar via è quasi tutto
finito. Ma Allegri ed il suo bambino vogliono agire una poesia nella vasca. E’
l'ora faccio un giro per salutare tutti. Poi Claudio e Lorenzo mi fanno salire
sul furgone. Avremo modo di tirare le somme. Il decennale si chiude qui. Almeno
per me. Gli altri smonteranno i tavoli, la mostra, ed andranno a cena insieme.
Franco Piri Focardi giugno 2009