I fili tenuti per un anno intero stanno per
essere annodati. Le opere di Mail Art sono già imbustate pronte per essere
esposte. Patrizia le ha preparate una per una, oltre 200 da 25 nazioni, sul tema
ALT! Sviluppato in tutte le forme: ALT! gridati contro la violenza, la tortura e
la guerra, ALT! come giochi di parole ed alt! piccoli piccoli ma fantasiosi e
giocosi che dimostrano
come sia più che vitale la rete dell’Arte Postale. Dietro ogni lavoro c’è
una persona che racconta una storia, una cultura, un percorso artistico. Ogni
opera dovrebbe essere osservata attentamente per capire quanta creatività ed
intelligenza ci sia nella sua composizione! Io mi devo risparmiare in vista dei
tre giorni intensi da vivere, anche se Claudio venuto a prendere i materiali, mi
dice che gli artisti sono già in giro per il paese a guardare, a curiosare e la
tentazione di incontrarli subito è tanta. Telefonate di conferma o di
informazioni si susseguono ininterrotte. Claudio e Rosa hanno avuto un
tamponamento ieri sera, lei ha il collare! Gli amici Luisa ed Alessandro, un
incidente col motorino e sono fermi in casa!! Mah! La serata è bella e quando
arrivo nella piazza Gianluca Umiliacchi mi viene incontro per aiutarmi a
scendere, ormai è pratico. Immediatamente gli artisti presenti mi circondano
con affetto sia le vecchie conoscenze che i nuovi che ancora non ho mai
incontrato di persona. Ma le parole sono insufficienti, troppe sono le cose da
dire ed un abbraccio un sorriso
attraversa tutta la nostra struttura corporea con una intensità fantastica. La
mostra è già tutta esposta, da alcuni anni la fase di montaggio è diventata
un evento che gli artisti presenti fanno molto volentieri. Una parola con Anna
Boschi, Carla Bertola e Alberto Vitacchio, con Piero Viti e Gianni Broi. Conosco
dopo tanti anni Daniel Daligand e sua moglie Christiane. Eugenia Serafini mi
consegna una busta di Maria Grazia Martina con una luna che appendiamo subito
nella mostra. Incontro Alfio Petrini, ed iniziamo subito
uno
di quei discorsi che in un attimo vorrebbero contenere ogni esperienza della
nostra vita. Arriva Lidia Pizzo con sua cugina Nella ed il suo amico:
l’artista Gino Cilio. Sono tre anni da riempire! Mariano Bellarosa e la sua
compagna Paola mi dicono di essere arrivati prestissimo senza trovare nessuno.
Ci sono gli amici Elena, Paolo e Grazia. Fabio di Emergency. I giovani studenti
curiosi delle opere in mostra. Ma è l’ora di salire nella sala dell’ARCI ed
iniziare la Cen’Arte. Quando vedo tutti quei tavoli apparecchiati mi dico
subito che dobbiamo aver sbagliato i conti! Invece alla fine sono addirittura
insufficienti. 120 persone! Mancano ancora degli artisti. Al mio tavolo Giorgio
De Cesario e sua moglie Cristina. L’arte, la mail art, la scuola,
il nuovo, le possibilità future: i temi dei nostri discorsi. Lucia
Bencistà, assessore alla cultura, porta il saluto dell’amministrazione agli
artisti presenti. Claudio ed io salutiamo ed introduciamo l’incontro. Lui fa
una serie di ringraziamenti fra i quali ci siamo io, la mia e la sua famiglia
che infine sopportano tutti i nostri ghiribizzi! La cena si svolge tra arrivi,
Vitiello, Romeo e Daidone, e poesie, Anna Boschi legge quelle di Maria Grazia
Galatà perché impossibilitata a partecipare ma desiderosa di esserci;
l’arrivo di Tito Truglia con la sua compagna Grazia, e la sorpresa! Mi era
venuta la voglia di far mangiare la poesia, visto la difficoltà di farla
leggere, e un po’ per
gioco la proposi a Roberto Feroci, grande pasticciere di Rignano, e lui mi
rilanciò immediatamente con un “Certo che si può fare!” Il giorno dopo mi
aveva già fatto avere il bozzetto! Ed ora eccola lì portata da due persone,
illuminata da due mini candeline, le uniche trovate!! E così ci siamo pappati
tutta una poesia… distribuita poi in foglio come ricordo. Claudio si alza e fa
il suo intervento poetico-politico, una dichiarazione di intenti, una memoria di
ciò che facciamo e perché lo facciamo, la nostra voglia di pace, di
fratellanza, di uguaglianza, la paura di un pensiero di destra che questi ideali
vanifichi. Lo aiutano nell’intervento Carla Bertola
ed Anna Boschi con sottolineature vocali declamate da Alberto Vitacchio.
Convinco Piero Viti a fare la sua performance “ALT! Salite in BarcaArca”. Lo
introduce Gianni Broi leggendo un testo. La performance è una delicata,
profonda richiesta di svelare l’arte di farla riemergere dalle profondità in
cui
vogliono
cacciarla, e Piero animato da una delicatezza senza tempo con i suoi foglietti
ammucchiati ed i cappellini ritagliati ci porta con sé in un mondo fantastico
di piccole emozioni. Infine scoperte le sue Barche Arche dipinte si rivolge a me
e mi dona il suo lavoro. Io dico che quella è la BarcArca di Creativa che tutti
accoglie e tutti trasporta nel viaggio dell’arte e come tale sarà esposta!
Finalmente sono arrivati gli svizzeri del gruppo Tunnal che si erano persi,
finendo fra i numerosi tunnel della Firenze Bologna e tutti eccitati dal fatto
che ognuno avesse un nome. Le ore sono passate veloci. Si sta facendo tardi, le
persone se ne vanno. Chiedo di far vedere i video, almeno quelli di Nando Romeo
e di Emergency. Ma come al solito la tecnologia fa le bizze. C’è il sonoro e
non l’immagine… Devo andare, il mio tempo è esaurito. Resta l’incognita
di
Dudek-Durer,
dov’è? Come facciamo? Ha telefonato che con tutti i ritardi potrà prendere
solo l’ultimo pulmann alle 1.30. Andiamo a letto. Buio. Drinn…
Chi è? E’ Dudek arrivato a Firenze, per fortuna ha incontrato delle
persone che lo stanno aiutando, lui parla male l’inglese io non lo parlo
affatto, così comunichiamo attraverso loro: io parlo in italiano e loro cercano
di spiegarlo a lui. La sola indicazione che posso dargli, una volta giunto a
Rignano, è cercare la Pieve di S. Leolino dove
sono alloggiati gli altri artisti. Quindi chiamo Claudio, mi risponde
Irene, sono ancora in piazza a domandarsi che fare per Dudek così gli racconto
la telefonata e gli dico che qualcuno deve andare ad aspettarlo e portarlo alla
Pieve. Poi rimango sveglio, pensando, rimuginando, e ando ando cado nel sonno.
Andiamo alla scuola, c’è Ettore Le Donne
avvolto in un telo con falce e martello e la scritta “Scandalo!!!”. Mariano
Bellarosa ha già posizionato la sua installazione sul muro, una fila di strani
personaggi a grandezza naturale disegnati a pennarello che ci osservano
partecipi di questa variegata compagine. C’è Silvia Franci, pronta al suo
debutto. I Tunnal sempre sorridenti, ed in arrivo I Santini Del Prete. Claudio
ha piazzato la grande macchina da scrivere che non funziona! E Gianluca mima la
dattilografa. Sono le
11.30 dobbiamo salire in aula. La prof. Martelli sta accompagnando gli alunni.
Introduco brevemente ciò che vedranno e sentiranno. Una classe è già
preparata dalla prof. Mannucci. L’altra non sa niente. Bertola inizia una vera
lezione su-le parole, sulla loro com-posizione e s-com-posizione leggendo due
testi com-posti da parole che si com-penetrano. Alberto Vitacchio, legge prima
una poesia di un condannato rinchiuso nel braccio della morte, dopo parla del
gioco dei testi e delle parole. Conclude con una improvvisazione interpretando
l’avviso della scuola sulle regole per l’utilizzo dei computer.
I ragazzi
sono completamente presi e ridono di gusto. Facciamo provare a loro. Due gruppi,
uno di tre ragazzi e l’altro di quattro ragazze, hanno appreso immediatamente
e subito lo mettono in pratica. Diamo spazio agli altri artisti. Inizia Daniel
Daligand con una lezione di topolinologia: è davvero incredibile con quanta
leggerezza riesca ad intrattenere e spostare la nostra attenzione in un mondo
immaginifico. Ana Milovanovic prova, in inglese, a spiegare i patterns e propone
per il giorno dopo un laboratorio creativo. Tito Truglia legge una sua ghiottona
poesia e… data l’ora!?! Poi propone un incrocio tra due poesie. Seguono I
Santini Del Prete con Raimondo che fotografa gli alunni con cappellini rossi e
blu mentre Franco parla dei treni. Un tripudio! Chiude Anna Boschi, con una
poesia saluto ringraziamento sul tempo, sul valore del tempo, sull’importanza
che il tempo ha nella nostra vita. Ringrazio gli alunni e mando a mensa gli
artisti. La Prof è entusiasta e ci ringrazia per questa lezione di libertà
espressiva e di umanità artistica. Mentre salgo in macchina vedo, finalmente,
arrivare Dudek-Durer. Riconosco immediatamente la sua figura asciutta, i capelli
lunghi e il barbone. In tre stentate parole lo saluto, mi dice del lungo
viaggio. Alcune foto insieme, c’è anche Claudio che mi racconta dell’attesa
notturna. Irene e Camilla lo hanno aspettato e portato alla Pieve. Via a casa!
Ritorno
alle 15. Altri sono arrivati:
Vittore Baroni e Gianluca Cupisti, gli Slan di Sandra insieme ai genitori di
Sandra Mazzini che ormai sentono questo incontro come un luogo di amicizia e di
affetti, Francesco Mandrino, Alfonso Caccavale, Monica Michelotti con Cobas e
Marzia Dati. Elda Torres che finalmente è riuscita a partecipare. C’è anche
Carlo Brisotto che però non riuscirò ad incontrare. Decidiamo di fare subito
la presentazione. Breve discorso introduttivo, commenti sulla Cen’Arte e
saluto ai presenti: uno per uno. Tito Truglia, primo nel programma, legge alcune
poesie dal suo libro da poco pubblicato “Assalti Poetici”. Poesie dirette,
fisiche che parlano dell’uomo in generale ma che lo sorprendono anche nel suo
intimo rovello. Usciamo nel piazzale dove Anna Boschi sta per iniziare la sua
performance “Se la guerra…fosse una colomba”. Anna recita indossando una
lunga tunica nera le parole accorate e piene di emozione sul dolore, sulla
distruzione, su la rovina che la guerra porta, ha in mano una colomba bianca
simbolo dell’amore che dovrebbe portare sul mondo, lei si gira si avvicina e
lascia nelle mie mani la colomba ed è allora che vedo quel rivolo di sangue che
le solca il corpo. I banchetti disposti ai lati del piazzale mostrano già le
autoproduzioni multicolori ben distese sui piani: libri, opuscoli, CD, video:
ognuno ha messo ciò che fa e coglie l’occasione per mostrarlo agli altri.
Intanto Paola Rivabene si prepara, si scusa per l’emozione e per il bisogno di
sedersi, in coro gli diciamo di non preoccuparsi. Legge alcune intense poesie
dal suo libro autoprodotto. Poi è la volta di Francesco Mandrino che fa il suo
ingresso coperto da una pelle e battendo due pietre. Si guarda intorno curioso,
interrogativo. Si toglie la pelle abbandona le pietre rimane col gonnellino da
Tarzan e indossa soddisfatto una tunica bianca trovata sul palco, prende una
pergamena l’apre, legge, strabilia. Trova un paio di pantaloni, gli indossa e
afferra un libro che sfoglia e si avvicina a me mi mostra il paragrafo
“Lorenzo il Magnifico”. Prosegue nell’evoluzione indossando un giacchino e
leggendo un giornale, si mette le cuffie ma…ALT! di colpo, ripercorre i
passaggi all’indietro scappando via con la pelle e battendo le pietre!!
Intanto Monica Michelotti ha posizionato le sue sculture antropomorfe, grandi
sagome di mani, piedi, teste in plexiglass da cui traspaiono segni, lettere. Il
sonoro trasmette frasi e pensieri, mentre Monica mima i vari passaggi di una
ipotetica “Rivoluzione dei libri”. La ribellione contro i nuovi media ed il
piacere della lettura, seduta e sprofondata tra le pagine. Rientriamo nella
stanza gli Slan di Sandra recitano alcuni brani di “Reparto 15” dialoghi fra
malati di mente e assistenti. Quello che se ne riceve è l’incomunicabilità,
una sorta di ipocrisia del mondo verso il malato, una volontà di avvicinamento
più per prassi che per vera umanità. L’uomo è nudo e noi temiamo la nudità!
Sembra che il video funzioni così decidiamo di
proiettare il video di Nando Romeo “Non c’è pericolo” sulle morti
bianche e prendendo spunto dal filmato, dall’immagine simbolo di un operaio
malato ai polmoni, cerchiamo di capire insieme a Maurizio Vitiello quale
importanza ha l’icona nel mondo contemporaneo. Usciamo nel piazzale dove
Baroni e Gunther hanno preparato un tavolo con un foglio bianco, è
“Blindrawing” ovvero disegno ad occhi chiusi. Seduti uno davanti all’altro
iniziano a disegnare mentre suona il brano Let’s
Network Together delle Forbici di Manitù.
Dopo è un assalto da parte di tutti i presenti per indossare la
mascherina e
provare a disegnare: è un bel coinvolgimento generale. Daniel Daligand
si prepara per la sua performance “Uno è Trino”. Aiutato dalla moglie
Christiane si porta, tutto coperto da un telo nero e con un paio di guanti
topolinesi, al centro del piazzale dove tentando di scoprirsi mostra brevi
bagliori di una maschera che poi sono tre, ne toglie una poi l’altra, rimane
con una sola mostrando i tre cerchi sopra alla sua maglia. E’ il momento di
presentare il libro di Alfio Petrini. Rientriamo tutti dentro. Patrizia mi
prepara il computer, mi accosto all’autore ed inizio parlando del libro, poi
come d’accordo gli leggo alcuni frasi del suo manifesto che per me sono fuoco
vivo e gli chiedo di commentare. Comincia a parlare della sua attività passata,
delle sue esperienze e di ciò che vorrebbe vedere, sentire, critica le azioni
appena viste, alcune cose sono giuste altre discutibili, chiedo ai presenti se
vogliono intervenire, qualcuno risponde a tono, altri pongono domande e lui
conclude con un: “avete visto come sono riuscito a farvi agitare?!” Giorgio
De Cesario ha allestito la mostra dei suoi quadri e delle sue sculture in un
angolo del piazzale: in mezzo al verde appaiono le sue figurine allungate,
distorte e disorientate e proprio qui si svolge la strana azione di Ana
Milovanovic “San Sebastiano”, sull’erba lungo il balzo e accanto ad un
albero, non so’ se è una simbiosi con la natura o una lotta con essa. Ecco
dopo un lungo viaggio Adolfina De Stefani. Andiamo all’interno dove Eugenia
Serafini ci propone “Piccole donne crescono” poesia collage di frasi vere
prese dai giornali sulla donna e, dopo aver disposto sul pavimento immagini di
uomini, viaggi e pubblicità, compie la lettura con un ritmo dinamico. Tutti
fuori! Gianni Donaudi ricorda la figura di Teresio Zaninetti e declama una
poesia che ha dedicato all’amico Teresio, poi ci legge la poesia in forma di
mitra, una poesia cruda, un urlo contro il sistema e Petrini scatena la sua
polemica, si dissocia, ci intima di dissociarci. Tutti ci guardiamo allibiti.
Dissociarci da cosa? Da una poesia? Gianni cerca di spiegare in quali condizioni
Teresio abbia scritto quella poesia. Ma Petrini se ne va all’interno. Quando
entro lo trovo seduto. Mi ferma e mi chiede di dissociarmi… Da cosa? Dico io.
Dalla violenza… Ma certo che sono, e siamo, contro la violenza! Ci impegniamo
per la pace, per la giustizia, per la libertà. Siamo contro la guerra… e
quella è una poesia con parole dure che certamente fa riflettere! Sì, ma tu
come direttore artistico… lo guardo, direttore di che? Ma a Creativa non
esiste! Noi siamo solo gli organizzatori. Ogni artista autogestisce il proprio
spazio “Creativa” è l’incontro per l’autoproduzione artistica e
culturale!! Intanto I Santini Del Prete vestiti da ferrovieri, si sono seduti in
meditazione davanti ad una cornice ed hanno acceso un proiettore di luci
colorate: Alfonso Caccavale vestito da vigile fischia ed intima di entrare
(qualcuno crede addirittura ad una vera irruzione). Il vigile si unisce ai
ferrovieri e con la cornice in mano si mettono a volteggiare in mezzo ai colori
formando “Il trittico della non-arte”. Elda Torres, che ha esposto sulla
porta il suo “elogio dell’inappartenenza” si siede e ci legge una
sua poesia. Carla Bertola e Alberto Vitacchio hanno preparato la
performance “P.O.Box
3877 Jackson, Georgia” sulla pena di morte dopo aver conosciuto, tramite uno scambio di
corrispondenza, Roberts Butts un giovane rinchiuso nel braccio della morte; sono
in piedi pronti nel piazzale e quando parte la registrazione con voci e suoni
ognuno di loro muove ed agisce nello spazio elencando il dolore, la sensazione
del vuoto, la paura di morire e l’altro le fredde pratiche che il rituale
impone, un freddo rituale di morte, i suoni si susseguono si alterano anche il
tempo è dilatato. Carla trascina una lunga catena, Alberto lentamente gliela
avvolge intorno, ormai è l’ora fatale “io non voglio morire!” Un applauso
per sciogliere la tensione. Il Gruppo Tunnal (Gunther e Colette Ruch, Alexia e
Marina) ci aspetta all’interno: sono in piedi ognuno col suo pacchetto di
fogli che costituisce la partitura, nel silenzio recitano con ritmo preciso il
nome di colori in varie lingue con varie tonalità è un minimalismo sonoro di
grande intensità, le scansioni determinate a turno creano dei piccoli mutamenti
di prospetto e un gioco di fogli colorati tenuti davanti al viso introduce nel
ritmo sonoro un ritmo grafico, infine agitando delle bottiglie con all’interno
dei sassi creano una cesura rumorosa. Intanto all’esterno Adolfina De Stefani
attacca con il nastro un grande foglio alla parete ed uno sul pavimento e fa
partire il
brano “Feio” di Miles Davis.
Indossa come se fossero spatole due dischi 33 giri di vinile e dal suo
assistente Antonello Mantovani si fa versare del colore rosso sull’uno e del
nero sull’altro quindi lo spalma sul foglio alla parete al ritmo della musica.
Lentamente appaiono i lineamenti di un volto. L’opera resterà nell’archivio
di Creativa.
Mentre gli artisti consumano la cena io ritorno a casa a riposarmi.
Alle 21,30 io e Patrizia arriviamo alla
mostra di ALT! e facciamo accendere la luce. Mentre lei appende gli ultimi
arrivi, ecco gli artisti pian piano animare la mostra. In mezzo alle opere che
esprimono la libertà creativa degli artisti di tutto il mondo, una libertà di
espressione davvero totale, noi ci sentiamo come delle anime aperte in contatto
con ognuno di loro! Quando ci siamo tutti Patrizia tira
fuori i lumini e
cercando di farne accendere uno a testa chiedo di gridare un ALT! a qualcosa.
Quando la fila di 36 è completa. Patrizia e Irene compongono un ALT! luminoso e
febbrile. Ripartiamo con la Promenade fino alla Piazza
XXV Aprile, dove Gianluca Cupisti ci legge due poesie che salgono leggere fra le
foglie degli alberi appena illuminate ed Ettore Le Donne con la sua bandiera con
Falce e Martello si stende sul palco mimando la morte dell’ultimo comunista…
ma subito dopo si rialza ed è la rinascita del nuovo comunista! Via verso la
piazza del Comune, dove Silvia Franci ha già delimitato con lumini accesi il
suo spazio scenico così Lucia Bencistà sale per spengere il faro. Silvia
inizia, rimanendo in tunica bianca, il suo “Absentia”. E’ un crescendo di
movimenti quasi di danza, col suono del bastone che fende l’aria e la ricerca
di un senso che sfugge davanti ad uno specchio che non può riflettere
l’anima. Prende la scena Leonello Rabatti recitando a
memoria i suoi versi. Segue Donaudi che col suo tipico accento legge una
anal-poesia. Mentre Leonello rilancia con una
poesia d’amore. Tito Truglia interviene con una sua composizione sul
Cavaliere. Carla Bertola con un suo brano recitato ed Eugenia Serafini con
l’ode al vino. Riprende Tito Truglia con le centomila cose che si possono
fare, e dopo cinque minuti che elenca, a qualcuno prende l’angoscia: “Non
vorrà mica elencarcele tutte!!! Nel frattempo sono accaduti strani movimenti,
Petrini vista la porta del Comune aperta si è introdotto fulmineo e tutti ci
chiediamo che cosa starà dicendo all’assessore che è ancora all’interno.
Quando infine escono Lucia è visibilmente contrariata. Ma noi dobbiamo andare
via una buonanotte veloce a tutti salutando più fortemente chi domani non ci
sarà.
Alle 10.30 arrivo ed ecco Bruno Capatti, ci
abbracciamo felici per essere di nuovo qui a esprimere i nostri pensieri a
sperimentare le nostre idee sull’arte.
So che Ettore Tomas deve iniziare il
suo lavoro di street art e Claudio non sa esattamente cosa dirgli, così appena
lo vedo pronto con i suoi pennelli e colori, gli indico il brutto muretto
all’ingresso di Creativa e lui comincia. Ma Claudio mi chiama e mi dice che
c’è un problema da risolvere, a parte quelli soliti!! Quando io sono andato
via Lucia gli ha chiesto che cosa era successo perché questo tal Petrini
l’aveva affrontata per dirgli che l’incontro avrebbe dovuto mettere dei
limiti. A noi!?! Che siamo l’associazione “Oltre i limiti”!!! Saluto i
presenti, Eugenia Serafini è già partita ed ha lasciato i saluti ed un suo
tagliente commento su l’affaire. E’ arrivata Antonella Porciatti ed il
Gruppo Arte Poesia di Reggio Emilia con Claudio Bedocchi, Roberta, Giuseppe,
Daniele… Patrizia con Grazia, la compagna di Tito, sistema il videoproiettore.
Non vogliamo perder troppo tempo ed affrontiamo subito il dibattito. Claudio
spiega a tutti l’accaduto. La reazione è immediata. Tutti sono d’accordo.
Lui vuol dire la sua, bhè! Noi diciamo la nostra! Semplice! Lui è uno noi 60.
Evviva l’arte! Quindi annunciamo i programmi e le novità per il prossimo anno
ovvero il decimo incontro. Chiediamo le impressioni dei nuovi arrivati che sono
molto interessanti ed entusiaste. Umiliacchi fa il punto della CreaZine: chi ha
ancora dei materiali da dare o idee da pubblicare si faccia avanti! Alberto
Vitacchio mi consegna due CD con le sue performance sonore. Proiettiamo il video
di Andrzej Dudek-Durer, molto bello con una musica estremamente interessante.
Sono ritornati Vitiello, Romeo e Daidone, non sanno niente dell’affaire, così
gli spiego l’accaduto. Tutti e tre concordi, appoggio incondizionato.
Proiettiamo il video di Gunther Ruch su un progetto di Mail Art svolto a Ginevra
durante una settimana. Io prendo il momento per preparare alcuni miei libri da
dare a quelli che stanno per partire. Valentina Calandrina mi chiede se ho
qualcosa sulla poesia visiva per la sua tesi. Gli do il mio libro “Dalla
poesia visiva analogica a quella digitale”. Intanto
proseguono le proiezioni con brevi filmati di Tito Truglia. E’ l’ora di andare alla
Tavolata Poetica. Svicolo via con Gianluca Umiliacchi tra i gruppetti che si
muovono chiacchierando verso la mensa dove Aldo Cerasuolo ha impostato la sua
azione. Un tavolo con sopra disposte una serie di riviste di quelle più
improbabili a Creativa, Donna, Bella, Snellissima, ecc. Ad ognuno degli entranti
fa scegliere una rivista, lui la sfoglia, decide una pagina, la strappa, la
timbra con ALT! e la consegna. I cuochi ci attendono, sono gli stessi, ormai ci
conoscono ed è una consuetudine creativa tanto che ci hanno apparecchiato con i
fiori! Mi posiziono in un tavolo a parte che è più alto e ci posso entrare, da
qui domino la scena. Dopo l’immancabile sugo di cinghiale su raviolotti (ma ci
sono anche all’olio per i vegetariani) ed una insalatina con vitella,
decidiamo io e Claudio di distribuire le 45 strofe della poesia epica scritta a
quattro mani.
Inizia Claudio spiegando un po’ l’origine, quindi uno ad uno,
chi con enfasi chi sul tavolo o seduto e sottovoce legge la propria strofa di
questa strampalatissima e boccaccesca epica ma con grande ilarità di tutti. Ci
stiamo alzando per uscire quando Aldo Cerasuolo ci chiede di concludere la sua
azione leggendo a voce alta il titolo della pagina consegnata ed è un ALT!
senza confini. Anna Boschi e suo marito Gianni ci salutano felici di aver
trascorso tre giorni in questo clima. Anche Valentina Calandrina deve partire,
il suo viaggio è molto lungo, parte contenta dell’esperienza. Raimondo Del
Prete lo stesso. Mentre Francesco Mandrino avvicinatosi alla cucina declama ai
cuochi, come ringraziamento, due sue poesie dedicate alle donne ed alle mense
aziendali. Bisogna uscire. Dudek deve fare la sua performance all’interno
della stanza dove tutto è pronto, ma non si trova. Io, Claudio e Giampaolo facciamo il punto per il pomeriggio. Solo Claudio è titubante per la
piazza, ha paura della pioggia ma poi concorda con noi. Maurizio Vitiello, Maria
Pia Daidone e Nando Romeo devono partire ci ringraziano e ci salutano con la
promessa di comuni progetti futuri. Entriamo tutti nella stanza già oscurata,
Dudek è pronto e fa partire il videoproiettore. La sua musica intensa e
spaziale ci avvolge, lentamente stende un lungo foglio bianco sul pavimento,
estrae un catalogo di opere di Durer, accende un lumino, si toglie le sue
clamorose scarpe, pone tutto in fondo al foglio e si siede in meditazione mentre
il video scorre alle sue spalle. Si rialza prende il catalogo e con gesti
misurati ne strappa, una ad una, 8 pagine che
ricompone sul pavimento attaccandole con del nastro adesivo. Riapre la
sua borsa ed estrae delle ciotole d’acciaio che batte rumorosamente, poi un
cellophan che allarga girando intorno al lumino: sembra un lungo velo da sposa
fragoroso. Chiede aiuto a Christiane Daligand e a Carla Bertola che adesso fanno
volteggiare il cellophan davanti alla proiezione con notevoli effetti cromatici.
Dudek indossa dei guanti gialli e con la vernice scrive sopra al collage di
immagini “copyright by A.D. 25.V.08”. Poi lo porta sul lumino e lo fa
bruciare, lo tiene in mano fin che può, poi lo lascia cadere su una ciotola
d’acciaio dove termina la combustione, la stanza si è riempita di un fumo
acre. Saluta e ringrazia. Io fuggo fuori. Scoprirò in seguito che le ceneri,
chiuse in un foglio di alluminio, le ha lasciate a me insieme al video ed al suo
libro fotografico! Ettore
Tomas, in ginocchio e con i pennelli in mano, ha quasi completato il suo lavoro
in verde e bianco, adesso il muretto è vivo e sembra raccontarci una storia
senza tempo! A questo punto
derogando dal programma, a causa della richiesta pressante di Ana Milovanovic,
dobbiamo andare a vedere la sua performance alla Pieve, non è lontana ma è
dalla parte opposta della piazza!! Mentre attendiamo di metterci in cammino,
confusi dalla notizia di un matrimonio in corso e in seguito risultata non vera,
ecco arrivare Liliana e Giovanna Ugolini preoccupate di non vedere nessuno in
piazza XXV Aprile. Spieghiamo la situazione e andiamo… fortuna che il sole è
clemente! Ana, vestita e avvolta di celeste, è seduta immobile sul piedistallo
della croce nella piazzetta antistante la Pieve. Il silenzio e la bellezza del
luogo s’impone. Ci disponiamo intorno in attesa, ma lei non si scompone e
prosegue la sua immobilità. I minuti passano. Il caldo comincia ad essere
opprimente. Aurora, la custode della Pieve, vedendo l’assembramento apre le
porte, gli artisti ne approfittano per una visita. Un movimento. Ana giunge le
mani, invoca, si lascia scivolare, si inginocchia e poi cade si rovescia sul
pavimento. “Madonna a Majolika (omaggio a Luca della Robbia)”. Fine. Ci
chiede se può fare un’altra performance. Nooo, si è fatto troppo tardi. Via
tutti verso la piazza. Nel frattempo Claudio e Giampaolo hanno portato e montato
l’impianto sul palco nella vasca. Appena attraverso la strada mi viene
incontro Gianni Broi felicissimo di essere ritornato. Liliana Ugolini invece mi
dice, dandomi i due libri delle autrici, che Mariella Bettarini e Gabriella
Maleti non potendo più aspettare sono dovute andare via. Rimpiango amaramente
il ritardo. Intanto Dudek ha incontrato Ghenia, la signora polacca che viene ad
aiutarmi, finalmente può parlare e conoscere più a fondo la realtà in cui si
trova. L’Assessore Bencistà mi chiede come sta andando ma basta guardarsi
intorno per vedere l’intensità della situazione.
E’ il momento di Bruno
Capatti che ci fa spostare verso il marciapiede interno. Ha una sedia, una
polaroid, un giornale, un gesso, con questo scrive sul pavimento “Prigionieri
della storia”. Appoggia la sedia con lo schienale a terra e con il giornale
aperto in mano si siede in quella scomoda posizione. Chiede ad alcune persone di
scattare una polaroid, nella foto sembrerà come Moro seduto ed appoggiato ad
una parete. Adolfina De Stefani ha disteso sul prato un grande foglio bianco, è
il suo momento e ci spostiamo tutti intorno a lei vestita con una lunga tunica
bianca. Dispone lungo la linea mediana 7 libri bianchi, il suo assistente
Antonello Mantovani gli porge una ampolla con del liquido nero, lei apre il
libro che ha le pagine scavate al centro, ci versa del liquido e poi con un
martello bianco inchioda con alcuni chiodi bianchi il libro. Ripete
l’operazione sette volte sgocciolando sempre più all’esterno del libro. Si
alza, legge una frase di un autore ed incolla quella sul libro. Sono di autori
molto provati e frasi intense. Sul palco è il momento della giovane poetessa
Antonella Porciatti che legge tre sue poesie. Fulgor Silvi ci riporta nel prato
dove seduto apre la sua valigia, tira fuori una radiolina, la sintonizza e la
mette sull’erba, ripete l’operazione con altre 5 fino a creare solo
confusione, estrae un cappuccio nero lo indossa, dopo un minuto si alza e tira
fuori dei bigliettini di carta, gli lascia cadere su un piattino. Infine prende
il piattino e viene fra il pubblico invitandolo a prendere un biglietto dove
c’è scritto “Elogio dell’assenza”. Di nuovo verso il palco dove il
“Laboratorio SuoniDanza” inizia la sua performance. Irene fa un cerchio di
terra mentre Claudio diffonde le sue note stravolte e distorte, quando inizia il
testo “Terra bruciata”, Irene porta sacchi di immondizia, gli svuota,
sistema dei pannelli di immagini deliranti sui rifiuti. Poi seleziona e
raccoglie l’immondizia. Prende un vaso ci mette un po’ di terra, ci pigia un
seme scende dal palco e fa seminare ognuno di noi. Liliana Ugolini ci riporta
sul prato. E’ comparsa coperta di veli colorati, mentre parole, frasi, incroci
di racconti, brani di fiabe escono dagli altoparlanti, sembra una donna araba!
Comincia a toglierne uno alla volta fino a rimanere con una maschera dorata,
estrae dalla tasca dei fogli ritagliati, bambini stilizzati che fa volteggiare
nell’aria. E’ il suo “Bellezza”. Bruno ci saluta, la famiglia e un bel
viaggio lo attende. Si sta bene, il clima è buono, la piazza con gli alberi è
bella, gli artisti rilassati e concentrati, se non fosse per le auto che
transitano sarebbe un luogo ideale. Gianni Broi col suo seguito di valigia,
borsa ed ombrello ha piazzato un bersaglio in terra e con una palla cerca di
colpirlo ma sbaglia, sale sul palco apre la valigia, estrae dei giornali legge
dei titoli sull’amicizia, sulla tolleranza ma nella sua situazione sono
insulsi e gli straccia cacciandoli in un sacco, prosegue con oggetti, pupazzi di
stoffa, animaletti di plastica, anche questi tutti nel sacco. Infine apre un
foglio, è un cerchio con una colonna e due alberi stilizzati scende dal palco e
lo fa firmare al pubblico “Se amico non è solo una parola”.
Francesco Mandrino declama il suo
“ALT!”. Carla Bertola legge una pagina dal suo libro “Uomini esemplari”.
Segue Alberto Vitacchio con una declamazione su “un testo nel con-testo che
non fa testo e non è un testo…”, quindi Carla invocando le pari opportunità
per gli uomini lo richiama per fare una poesia sonora a due.
E’ il momento del Centro di Poesia Cultura e Arte di Reggio Emilia con “La Verità, vi
prego, sull’amore”. E’ un recital di poesia, uno scambio alternato tra
personaggi che costruiscono attraverso le poesie delle storie di donne,
uomini legate a vari aspetti dell’amore, la voce di Roberta Bedogni entra in
sintonia con quella di Claudio Bedocchi o in contrasto con quella di Giuseppe
Ombrini il tutto sottolineato, marcato o diviso dalla chitarra di Daniele Cavedoni e dalla sua voce che canta con voce roca. Al termine parlo con Roberta
Bedogni e Claudio Bedocchi a proposito del recital e dell’intemperanza di uno
spettatore che protestava per la lunghezza e di ciò che si può fare nel campo
della performance poetica, dei tempi, dei tagli, dei cambi e dell’accumulo di
tensioni che può creare ad una persona seguire un incontro come questo di
Creativa. Intanto Giovanna Ugolini ai piedi di un albero, vestita di nero con in
capo una scatola, esegue “
Hommage a Raymond Roussel”, legge uno scritto e svuota un sacchetto rosso con
stelle o foglie, poi apre la scatola sul capo srotolando un pieghevole
lunghissimo, un collage di immagini di R. Roussel. Il gruppo degli Slan di
Sandra si prepara a coinvolgere buona parte degli artisti e non nei loro
“Spigoli di carta”. Questa interessante azione di poesia visiva lineare e
concreta si dipana in un gioco di letture, movimenti, ruoli. A figure
geometriche descritte i giovani dello Slan fanno corrispondere delle
composizioni di corpi, con la lettura di un testo poetico ad esse congiunto. Ad
esempio: trapezio, quadrangolo con due lati paralleli ma di diversa lunghezza,
corrisponde la poesia “PROTOsilenzio. L’orologio è fermo. Sopra alla
mensola la ballerina con una gamba consola la sua sconfitta” e la costruzione
di un trapezio con l’aiuto di Daniel Daligand, Aldo Cerasuolo, Gianni Broi e Emanuele Gagliano. Gianni
Donaudi legge, dal palco, la sua poesia contro. Parlo con Daligand che mi spiega
perché non vuol
fare qui la sua “Lezione di Topolinologia”, secondo lui
c’è poca intimità, troppo rumore e sono d’accordo, ma se vuole noi
possiamo raccoglierci e creare un piccolo fuoco. Allora decide di eseguirla. Siamo
tutti intorno e lui dispone dei
fogli, del nastro adesivo e un paio di forbici sul bordo della vasca. Con i suoi
modi gentili prepara un “anello di Moebius”, lo taglia al suo interno
creando un grande anello e poi taglia un altro in tre strisce e quando ce lo
mostra, alé è la forma di Topolino!!! Applauso. Ana
Milovanovic ci fa vedere il risultato del laboratorio creativo fatto con i
ragazzi della scuola media, è stupendo, un enorme burattino costruito con
materiali di scarto. Il sole ha allungato le ombre,
ci guardiamo stanchi e soddisfatti, il programma è terminato. Ognuno ripone le
sue cose e saluta l’altro con strette di mano e promesse di proseguire il
cammino iniziato, d’altra parte quest’anno sul manifesto c’era scritto
“Il luogo dei destini incrociati”. Claudio sale sul palco e annuncia
l’appuntamento del 2009 e con questo chiude la nona edizione di Creativa.
Franco
Piri Focardi
*Si ringrazia per le fotografie: Gianni Cermasi, Alfonso Caccavale e PatriziaFocardi