Venerdì 8 giugno
Provo a stringere gli ultimi nodi. La rete
di relazioni intrecciata è pronta. Claudio corre in giro tra comune piazza e
casa. Ci misuriamo fin dal mattino sui vari punti caldi da toccare e contando
sugli artisti che hanno aderito buttiamo giù il programma delle tre giornate.
Come naturale sorgono vari problemi e siccome non siamo una mega organizzazione
ma solo un’associazione dedita al volontariato culturale non possiamo far
altro che tamponare!
Anna Seccia, da
Pescara, arriva dopo un viaggio di 7 ore, ci mettiamo a parlare di tutte le
gioie e di tutti i problemi della cultura, della creatività ed anche delle
nostre storie personali. Ma io devo completare la mostra di Arte Postale con
Patrizia e il pannello di Creativa così coinvolgo anche lei nella difficile
impresa. Quando va in albergo io mi stendo sul letto. Dopo poco ecco Umberto
Esposti, arrivato con il camper da Lodi, lo faccio posteggiare e gli dico di
salire da me. Stiamo un paio d’ore a parlare: delle sculture, del lavoro, dei
viaggi, delle vicende familiari. E’ già tardi, lui va al punto d’incontro
ed io mi preparo. Dobbiamo portare i computer ed il pannello, è meglio andare
in furgone! Al mio arrivo sono subito circondato dagli amici, gli Strada, I
Santini Del Prete, vado a vedere la mostra di Mail Art “Né servi Né
padroni” circa 200 opere da 21 nazioni già tutta pronta sotto gli stand.
Incontro Fabio “Troglodita”, si scattano già le foto, I Santini mi danno i
loro tarocchi, arriva Lucia Bencistà l’ex assessore, poi il Sindaco e gli
presento i vari artisti che non conosce. Dobbiamo salire, gli altri ci
aspettano. La sala è accomodata in modo impeccabile anche Claudio né è
colpito. Ritrovo Anna Seccia, ecco Carla Bertola e Alberto Vitacchio, ed Yolanda
Herreras da Madrid, saluto gli amici che stanno preparando mentre Lorenzo e
Patrizia mi montano i computer ed il proiettore. Umberto Esposti è un po’
preoccupato per Maurizio Vitiello, ma poi
telefona dicendo che ci raggiungerà domani mattina. Si inizia la cena con degli
antipasti da vera Cen’Arte. La sala è quasi al completo. Io e Claudio
presentiamo la serata, gli artisti, e poi passiamo il microfono al
Sindaco per
il saluto ufficiale. Aprono la serata gli Strada, con una serenata da piccolo
equilibrista. I piatti continuano con stupefacente aderenza ai titoli di
fantasia che avevo dato. Io, Claudio ed Irene eseguiamo NAT per danza computer e
sonagli, Carla Bertola recita due ricette di poesia, Alberto Vitacchio un
piccolo monologo. La Cen’Arte termina con una crema di poesia davvero
straordinaria, onore ai cuochi. I Santini ci vogliono tutti sul terrazzo. E giù
nella piazza davanti agli stand della mostra accendono un fumogeno rosso: è una
bella immagine. Poi risalgono vestiti da ferrovieri insieme al loro
critico/gadget Patrizia Landi. Di nuovo nella sala per vedere il video di Anna
Seccia, ma funziona a scatti, e non và! Lo interrompiamo. Nella saletta c’è
un proiettore decidiamo di provare con quello. Nel frattempo Yolanda Herreras ha
deciso di fare la performance “Sciogliersi”: con in mano un bicchiere di
bibita e ghiaccio si siede davanti ad una persona beve un ghiacciolo e
fissandola se lo scioglie in bocca mettendo la persona a disagio per tutte le
implicazioni che si svelano. Il video funziona così ci spostiamo tutti nella
saletta per vedere “La stanza del colore” in religioso silenzio. Ed il
suono? Dentro di noi! Purtroppo dobbiamo rimandare la visione dei video di Aldo
Adinolfi, Maurizio Follin, Emilio Morandi e Adolfina De Stefani. Un saluto a
tutti ed un arrivederci a domani.
Sabato 9
Il tempo di scrivere la cronaca di ieri ed
è già l’ora di andare. Ci attendono le classi delle scuole medie. Per strada
incontro Vittore Baroni con due suoi amici. Entriamo, la prof. Mannucci mi
saluta e mi dice che gli alunni stanno per arrivare. Salgo nell’auditorium. I
ragazzi arrivano tutti, classe dopo classe, ma ancora non ci sono gli artisti.
Gli faccio un preambolo su quello che stanno per sperimentare, gli dico che la
performance non è spettacolo ma qualcosa che accade per loro insieme a loro.
Finalmente arrivano gli artisti. Una classe ricorda perfettamente l’incontro
dello scorso anno con gli Strada e quando chiedo chi vuol rompere il ghiaccio,
sono i ragazzi a richiedere loro. Distribuiscono foglie di carta ritagliate con
su scritto titoli di canzoni. Poi distesi sulla cattedra, Giovanni inizia a
suonare l’armonica mentre Anna Seccia legge il primo titolo e getta la foglia
sugli Strada ed a seguire uno ad uno gli alunni. E’ incredibile sembrano
soffrire di ansia di partecipazione, tutti si alzano per leggere, si mettono in
fila ordinata, da soli, fino all’ultimo. Infine gli Strada coperti si alzano
facendo cadere le foglie. Un applauso. Introduco Laura Cristin che gli spiega il
suo percorso di sirena/serena e gli propone una performance di ascolto. Lei
agiterà un bastone della pioggia ed un ragazzo dei campanellini, l’altro lo
consegna a me. Durante l’azione io passo la mia sonagliera e Laura fà passare
il bastone. I ragazzi anche se con un po’ di confusione partecipano
attivamente. Infine introduco Bertola e Vitacchio. Da prima Carla legge una
ricetta poetica su Quasimodo, poi con Alberto portano i ragazzi in un gioco
sonoro sulle note musicali come iniziali di parole. Suona la campanella e via.
C’è Anna Boschi a vedere quando la incontro ci salutiamo con un grande
abbraccio. Poi scendo nella sala per salutare gli altri arrivati.
Alle tre torniamo. Vittore Baroni ed i suoi
due amici Marco Maffei e GianLuca Copisti hanno già sistemato, nel prato dietro
i cipressi, l’incredibile struttura con i 40 cappelli per Gorge Maciunas. E’ un bel colpo d’occhio. Mentre osservo la
varietà delle forme create dagli artisti del circuito Mail Art, il gruppo degli
Slan-Sandra Mazzini al completo si avvicina per un saluto. C’è pure PIF che
credevo non venisse. Ci sono i
genitori di Sandra Mazzini che hanno portato il libro di poesie stampato in sua
memoria. Mi compare da dietro Vitiello col suo sorriso ed Umberto che mi regala
una sua opera, una bruciatura su plexiglass. Mandrino mi presenta la sua
fidanzata Patrizia e mi inonda di regali. Ne ricordo uno in particolare che ci
porta al riso il libretto pro-Creativa. All’interno Fabio dei Troglodita Tribe
ha disteso la bella ed originale produzione di libretti autoprodotti dalla
S.ocietà p.er A.zioni f.elici e montato delle istallazioni piramidali con
pagine stampate. Accanto Monica Michelotti si sta preparando e mi mostra gli
oggetti della sua performance: Cartoline costruite e viaggiate, un pezzo di
sgabello elaborato a mò di strumento musicale.
Il tempo si allunga, cerchiamo di far entrare tutti per la presentazione. Dopo numerosi tentativi, finalmente eccoci! Inizia Vittore raccontando la mostra dei cappelli ed invitando poi ciascuno ad andare per fare una foto da inserire in una serie di francobolli. Prosegue Bertola, e via tutti. Fino ad Umberto Esposti di cui Vitiello racconta la parentela con Lucio Fontana, il suo lavoro di ceramista ad Albissola in quegli anni di grande fermento artistico e le sue sculture in ferro.
Terminata la
presentazione. Diamo inizio. Ed è Vitiello che parte con una esposizione su
Giacinto Gigante e Napoli, la cosa si dilunga e quando lui vuol proseguire
subito con Caravaggio e… io mi oppongo, ci
sono gli altri che aspettano. Ma alla mia domanda, gli altri accettano di
farlo continuare. Sono passate le 17 e visto che siamo all’interno, Mandrino
presenta il suo nuovo libretto di poesie “Miti” appena stampato nella
collana di “Oltre i limiti” e ne legge un brano. Poi tutti fuori per la
performance di Monica Michelotti che disegna dei pentagrammi con nastri rossi e
segna le note con cartoline è la Bausonatafluxus. Gli Slan agiscono un brano di
poesia di voci e movimenti, di richiami e di teli stesi a coprire e poi svelare
è un brano dal libro di Christian Pretolani. Segue Laura Cristin con la sua
Sherenada di amore del sogno di un’infanzia nel mare a dondolarsi con giochi
di compagni delfini. Piero Viti appare nel centro del piazzale colmo di
sacchetti, con il suo cappello senza fondo ed il bastone: deposita fogli e
scrive AttraversaMente, tutto attraversa il cappello facendoci sorridere. Poi la
perdita, il ritrovarsi ed il dono al comune ed a Creativa di una sua opera. Anna
Boschi da un lato si prepara al “Lifting” davanti lo specchio, accanto
cappelli, ma non và, c’è qualcosa che non la soddisfa, tirarsi, lisciarsi
maa… legge un testo, consegna un foglietto e gira una serie di pannelli dove
si reclamizza la donna perfetta, con perfetta ironia!
Ci siamo noi con Soldato Democratico, Irene sopra una sedia che mima
l’aereo, il volo, il soldato, dietro Claudio con la sua chitarra elettrica ed
io col mio sintetizzatore al computer.
Prosegue
Katia Di Stella ponendo Donaudi sopra ad un foglio, coprendolo di nastri e
collanine, disseminandolo di grani colorati e cercandogli un equilibrio leggendo
un testo. Vado da Vittore per indossare un cappello e farmi la foto come ormai
hanno già fatto tutti in una continua processione. Intanto Bertola e Vitacchio
si sono seduti su due sedie nella parte vuota del piazzale mentre dagli
altoparlanti escono voci e suoni: ci ritroviamo pian piano in un viaggio
attraverso gli USA, con banalità turistiche, curiosità e luoghi comuni.
Donaudi legge due sue poesie ed una di Teresio Zaninetti morto da pochi mesi.
Yolanda gonfia una miniporta da calcio, la posiziona, prende la distanza e con
il gesso traccia il punto. Sulla rete della porta attacca un foglio con scritto
NOIA, quindi da un fascio di fogli né solleva uno ce lo fa leggere lo
accartoccia e messo sul punto, calcio e… goal! Sono tutte parole che
sconfiggono la noia, ma non è finita. Prende un altro fascio e… ci sono i
nomi dei partecipanti a Creativa, accartoccia e tira. La cosa è lenta, lunga ed
allora si scatena il tifo da curva! Questo era il misterioso “Creativa tra i
pali”! Entriamo per vedere il
video di Cobas “Ritratto d’Artista”, ma è certo che tecnicamente siamo
carenti, il sonoro è molto basso e la luce è ancora intensa. Via a casa mentre
gli artisti cenano.
Alle 21,30
incontriamo il gruppo che è appena partito dalla sala. Ci fermiamo alla mostra
di Mail Art che non è
illuminata. Andiamo a prendere i fari, ma non entrano le
spine. Questo inghippo ci mette un po’ di malumore. Poi riprendiamo la
Promenade, un po’ alla spicciolata, fino alla piazza del Comune che comunque
rimane uno spazio utilizzabile dove ritroviamo voglia ed unità. Il gruppo Slan
è già pronto a recitare un mosaico di brani poetici venati di ironia. Renata
Strada deve partorire e Giovanni ha bisogno di aiuto, Anna Seccia si presta, così,
nel mezzo della piazza, vengono alla luce due peluche!! Era proprio quello che
ci serviva per prepararci all’ascolto della poesia letta da Leonello Rabatti
sul bimbo di Sparta gettato dalla rupe perché troppo gracile.
Prosegue Mandrino leggendo altre poesie da “Miti”. Flavio Casella ci
fa sorridere con un racconto sui gatti recitato in milanese. Il finale a Donaudi
con la sua celebre poesia la rivoluzione è un Carciofo. Sciogliamo la compagnia
e a… domanimattina.
Domenica 10. ore 11
Quando arrivo c’è una sorta di struzzo
indiano seminudo con una museruola che si aggira saltando nella stanza. Tutti
cercano di cacciarlo fuori ma lui deve consegnare il mazzo di pennelli che tiene
in pugno. Quando mi avvista si avvicina si inginocchia e me lo consegna. E’
Dino Sileoni che subito dopo sparisce. E’ arrivata Maria Luisa per conoscere
la manifestazione; lei è di Villafranca e da poco hanno iniziato ad organizzare
delle letture in piazza. Incontro Aldo Cerasuolo conosciuto da Claudio a
Carpineto. C’è Gianni Broi e Bruno Capatti. Ci mettiamo tutti seduti e
iniziamo la discussione leggendo la lettera di Alberto Rizzi contro Creativa così
com’è. Ci sono spunti notevoli di dibattito. Il problema del rimborso, giusto
il rilievo di Capatti, che segnala un disagio più vasto, quello della riduzione
delle possibilità economiche di alcuni artisti e che al di là della cifra
rappresentava il segnale forte di una eguaglianza, di un riconoscimento agli
sforzi compiuti. Lo sappiamo e ne siamo più che coscienti ma il punto era, o
cristallizzare l’incontro e rinunciare al catalogo, o allargare la possibilità
di ospitalità con posti letto e pasti gratis e continuare a fare il
catalogo. Noi abbiamo optato per la seconda. Altro punto la cura dell’aspetto
tecnico, e qui purtroppo siamo ancora molto carenti. Ma per le aspettative,
l’arte di serie A e menate varie proprio nessuno ha condiviso. Ci siamo di
nuovo trovati a parlare del pubblico e di nuovo ci siamo chiesti: quale
pubblico, che tipo, a che prezzo? Vitacchio racconta le sue esperienze tra
università e circoli artistici. Cristin ci parla dell’esperienza positiva di
ieri con la scuola. Broi ci ha richiamati all’ideale che ci porta ancora a
fare certe esperienze, all’idea di socialità dell’arte. La ragazza dello
Slan sintetizza con un “noi veniamo perché ci troviamo bene, possiamo
presentare liberamente i nostri lavori, ed incontriamo personaggi interessanti
da cui imparare”. E’ l’una, dobbiamo andare alla Tavolata poetica. Mentre
attraversiamo la strada ecco arriva la massa agitata e sorridente di Ettore Le
Donne, è un piacere rincontrarlo, ci avrebbe fatto ancor più piacere averlo
presente alla discussione per la forza con cui porta avanti le sue idee
attraverso l’arte e L’Oracolo. Mentre saliamo Umiliacchi mi parla della
CreaZine, che è molto più impegnativa di quanto avesse previsto, causato dal
fatto che molti artisti non comprendono bene cosa debbono fare, gli dico di non
preoccuparsi, lo possiamo anche spedire dopo la manifestazione.
Tutti in mensa pronti a mangiare cibo e
poesia, anche i cuochi, ormai avvezzi alla nostra presenza. Claudio canta in
ottava rima il dialogo delle lavandaie scritto da lui per la commedia “La
Bottega di Lio”. Mandrino recita una bellissima dedica ai cuochi. Poi si
lancia in una disquisizione molto interessante, legata alla discussione
precedente, sull’essere a “mensa” sinonimo di comunanza e simbolo del
proletariato, ecc. Donaudi legge una sua poesia e dopo un esperimento:
io e
Vitacchio facciamo con la voce i suoni del sintetizzatore e Claudio legge NAT.
Casella ci racconta una bella storia sul tema Né servi Né Padroni, poi
scadiamo in due barzellette e qui PIETOSAMENTE CHIUDIAMO.
E anche quest’anno il sole non ci ha
abbandonato. Nel piazzale picchia come un martello rovente. Nella stanza sembra
addirittura fresco. Con Umiliacchi guardiamo quello che è pronto per la
CreaZine e ci mettiamo d’accordo per terminarla con calma. Era un’impresa
pazzesca. Gli artisti invece che arrivare con il proprio materiale già
digitalizzato gli chiedevano di riscrivere tutto. Sarà per il prossimo anno!
Intanto Bruno è già pronto, lui con un grosso soffiatore elettrico ed una pila
di fogli bianchi, accanto Mandrino in veste di lettore di brani
dall’Apocalisse. Al termine della lettura Bruno accende il soffiatore e
comincia a far volteggiare centinaia di fogli: è un vento che sconvolge,
turbina, colpisce la mente. Nell’ultimo foglio, incollato al pavimento,
l’illustrazione di Durer: l’Apocalisse. Rientriamo tutti nella sala Pucci e
Rossella dispongono i loro abiti-oggetti: indossapagine un libro indossabile, le
radici dell’arte e gli abiti per le nozze d’oro con l’Arte. In una candida
sfilata di indossa e mostra, fino alla riconsacrazione del matrimonio con
l’Arte, interpretata da Rossella. Il gruppo dello Slan si posiziona al centro
per recitare un mosaico di testi ironici
sull’amore. Sono arrivate anche
Liliana e Giovanna Ugolini. Il tempo di salutare e subito al centro per eseguire
le Claustrofonie di M. P. Meschini. Quasi un omaggio surreale alla letteratura.
Con Aldo Cerasuolo ci ritroviamo nel pieno della provocazione, con calma dispone
sul pavimento, lui avrebbe preferito dei tavoli… ma in mancanza…, 8 piatti
ben chiusi con accanto una forchetta, poi cerca 8 persone che si siedano davanti
al piatto. E’ incredibile, nessuno vuol andare, artisti performer consumati
che temono la sorpresa e poi ci domandiamo perché non c’è il pubblico!!!
Infine riesce a trovarli, qualcuno tenta di sbirciare nel piatto, ma Aldo lo
ferma. Quando tutti sono seduti, gli dice di scoprire il piatto e, di mangiare
tutto! In realtà è una catenella di plastica bianca e rossa, un omaggio al
tema: Né servi Né padroni. Mandrino
legge e interpreta altri brani dal suo libro “Miti”. Carla Bertola ci
trasporta recitando delle frasi nel mondo magico della pubblicità dove le donne
possono avere sempre un corpo giovane e bello! E sono frasi vere!! Fulgor Silvi
per il suo “elogio della assenza”, dispone due sedie al centro con seduti
Capatti e Gagliano, un foglio in mano e occhiali da saldatore. Poi distribuiti
dei fogli con delle parole chiede di leggerle ad alta voce e in continuazione,
gli altri battano le mani! Nel caos più completo lui se ne và. Ricomposta la
sala Giovanna Ugolini interpreta la Sposa in nero, mentre Liliana manda la
musica. Carole Davitti è arrivata con la sua piccola mostra all'esterno. Non c’è il buio richiesto, ma non possiamo aspettare, quindi Emanuele
Gagliano e Irene Fusai fanno lo stesso la loro azione. Irene al centro tunica
nera e pile in mano, Emanuele seduto indietro con una candela in mano, “The
end” di Jim Morrison come sonoro. Lui legge una poesia, mentre Irene dovrebbe
squarciare il buio con le luci delle pile. Intanto Emanuele facendo colare la
cera su un foglio scrive: Né servi Né padroni. Tutti fuori, Bertola e
Vitacchio esplodono in sonorità sia dall’impianto voce che dal vivo. In
turbine di echi e rimandi. Donaudi ci grida due sue poesie sul
colon/colonialismo. Sono arrivati altri amici per vedere cosa succede in questo
teatro all’’aperto, nel laboratorio dove ognuno prova a comunicare sé
stesso, la propria gioia, le proprie angosce, la propria creatività, ma non
c’è tempo, il marinaio Giovanni è approdato e cerca la sua Titina, suona e
chiama, nessuno risponde. Intanto la Titina in calze rosse e guanti si
sbaciucchia tutti i maschi del pubblico. Infine si avvicina al marinaio che
adesso dorme, lo sveglia, e lui contento di rivederla gli da piena fiducia, la
scenetta si chiude con un gran ballo. Non è tardi, ma molti artisti cominciano
a salutare hanno di fronte centinaia di chilometri e code interminabili. Quindi
Claudio propone la performance di Yolanda Herreras come chiusura. Lei taglia dei
fogli in pezzetti gli piega e gli pone in un due cappelli, poi dopo averli
mescolati ed aver preso un depliant/programma di Creativa, si avvicina al
pubblico, fa tirare su un bigliettino, fa leggere quel che c’è scritto e poi
lo spilla sul depliant, fino all’ultimo. Poi viene verso di me e me lo
consegna come omaggio a Creativa. L’ottava edizione è chiusa, all’anno
prossimo!
Franco Piri
Focardi giugno 2007